Obama: «L’Europa è lenta Spaventa il mondo intero»

by Sergio Segio | 27 Settembre 2011 7:02

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BRUXELLES — Ancora una volta la sveglia giunge dalla lontana America. «E l’Europa?» chiede un disoccupato californiano a Barack Obama, in un dibattito. «E l’Europa non si è mai ripresa in pieno dalla crisi finanziaria del 2007 — risponde il presidente — né ha reagito al problema del debito nell’Eurozona così rapidamente come avrebbe dovuto». Non è tutto. Il resto sono tre parole che per la prima volta assegnano al malessere del nostro continente una dimensione planetaria: per Obama la crisi dell’euro «is scaring the world», sta spaventando il mondo. Questa frase rimbalza oltre l’Atlantico mentre scorrono ore di nuova, grande confusione. Ecco la stessa notizia raccontata da due diverse agenzie di stampa, ieri pomeriggio, nell’arco di 40 minuti: «La zona euro pensa a rafforzare il suo Fondo di sostegno»; «Ue, premature e irresponsabili ipotesi di aumento del Fondo» (a tremila miliardi di euro, come riportato ieri da giornali di mezzo mondo, ndr). Chi mente? Nessuno. Le due agenzie riferiscono parole del commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, e del suo portavoce. Raccontano le due facce di una stessa realtà : in tutte le sedi ufficiali —come a Washington, negli ultimi giorni — i governi della zona euro proclamano la loro volontà  di rafforzare il Fondo salva Stati (oggi assestato sui 440 miliardi) e di usarlo per salvare prima la Grecia, poi l’euro, se ve ne sarà  bisogno; ma in tutte le sedi ufficiose, alcuni di quegli stessi governi frenano, o strascicano i piedi. La Germania più di tutti. Ma anche la Francia, l’Olanda, l’Austria, altri per ora «coperti». O per motivi di politica interna (caso Merkel) o perché non si fidano delle terapie seguite dalla Grecia (tutti), hanno svolto il ruolo della zavorra in varie riunioni di “sherpa” preparatorie del prossimo vertice dei ministri finanziari Eurogruppo/Ecofin, e nelle consultazioni sul lavoro della «trojka», la missione di esperti cui spettano le diagnosi sulla sorte di Atene. «Non abbiamo intenzione di aumentare il Fondo» ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. I risultati dell’azione-zavorra sono due: dall’Ecogruppo/Ecofin del 3 ottobre non verrà  â€” come invece ci si attendeva — alcuna decisione sui nuovi aiuti alla Grecia, che a fine ottobre non avrà  più liquidità  nelle casse; e poi, per l’ennesima volta, è stato rinviato il ritorno ad Atene della trojka, che si rivedrà  (forse) giovedì. Il rinvio sembra diventato la medicina principale per il malanno greco. Ha spiegato ieri il ministero delle Finanze tedesco: «Noi aspettiamo il rapporto della trojka per vedere su quali basi numeriche operiamo… Non facciamo speculazioni senza avere dati alla mano». Ma la trojka, a sua volta, attende per muoversi i “dati alla mano” dai governi: e così il malanno diventa cronico.

Intanto il primo ministro greco George Papandreou si prepara a incontrare oggi Angela Merkel. E il suo governo smentisce ancora l’ipotesi di un «default controllato». Lascia poi capire che potrebbero essere anticipate le misure per il pareggio del bilancio già  previste per il 2012-2013. Ma la realtà  nelle strade sovrasta la voce della politica. Scioperano metropolitana e autobus, e per la prima volta compaiono in piazza le divise dei reparti speciali della polizia: non per mantenere l’ordine pubblico, ma per unirsi alla protesta contro le misure di austerità .

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