Piano: volevo ritirarmi dal progetto Falck

È la Gdf, sulla base di intercettazioni come queste sull’utenza dell’indagato Zunino, a esprimere ai pm la convinzione che l’ex patron di Risanamento spa e penultimo titolare dell’area Falck , «nonostante il 28 luglio 2009 abbia rassegnato le dimissioni dal cda della Risanamento spa a causa delle indagini svolte dalla Procura di Milano» (richiesta di fallimento respinta e poi ok al piano di salvataggio ma con Zunino uscito di scena), «continui a esercitare un’influenza determinante nella gestione della società », addirittura «costantemente una funzione di indirizzo e controllo».
A tal fine «Zunino ha costanti rapporti con i vertici aziendali, tra i quali l’amministratore delegato di Risanamento, Claudio Calabi, i consiglieri Giuseppe Cornelli e Matteo Tamburini» (il quale gli si rivolge «eccomi capo!»), «l’amministratore di Banca Leonardo (advisor di Risanamento) Gerardo Braggiotti, il braccio destro Matteo Manfredi, nonché Banca Intesa-Sanpaolo nella persona di Gaetano Miccichè» (direttore generale).
Zunino è indagato a Monza con gli imprenditori Piero Di Caterina e Giuseppe Grossi nell’ipotesi che nel 2006-2007 abbia corrotto con 750 mila euro l’assessore all’edilizia sestese Pasqualino Di Leva per il raddoppio della volumetria dell’area Falck. Interrogato ieri, ha respinto le accuse, sia rivendicando la linearità  della propria posizione distinta da Di Caterina e Grossi, sia facendo rilevare ai pm come il raddoppio non esista e mai siano state fatte richieste di volumetrie incompatibili con gli strumenti urbanistici. Non sono state invece affrontate le intercettazioni pure depositate agli atti ma riguardanti la seconda parte del 2010, nelle quali Zunino appare aver «svolto il ruolo di mediatore tra Davide Bizzi, gli istituti di credito e l’ad di Risanamento, Calabi»; e «sembrerebbe essersi interposto quale “garante” della buona riuscita dell’operazione di compravendita della Falck» da Risanamento a Bizzi «per 405 milioni di euro», di cui 274 pagati mediante «l’accollo liberatorio» da parte di Bizzi del debito di Cascina Rubina spa (Zunino) nei confronti di Intesa Sanpaolo. Indicativa di questo ruolo di «garante» è, per la Gdf, la conversazione del 15 ottobre tra Bizzi, «che espone una eventuale problematica legata all’architetto Renzo Piano», e Zunino.
Per come i brogliacci la riassumono, «Bizzi dice che “son terrorizzati dal problema di Piano… anche le banche. Io all’amministratore ho detto scusi, ma casomai il problema è nostro perché una volta che abbiam comprato l’area…». Zunino lo interrompe: «Certo, comprata e pagata, però lui dice i 60 son legati al progetto di Piano». Bizzi: «Eh, l’unica cosa da sistemare è quella lì». E qui Zunino accenna a un «asso nella manica»: «Se Renzo… va tutto bene, non mi muovo. Se… (invece no, ndr), dico: Renzo, guarda che ti sto facendo tutte le dichiarazioni… adesso ne ha bisogno di un’altra… che risparmia 5/6 milioni… lui… lui… suoi… non dello stu… eh… allora dico… Renzo, cavolo, adesso… fai mica il bambino dell’asilo».
«Di cosa stanno parlando? Non lo so, non lo capisco, sono letteralmente sconvolto da queste cose dalle quali sono lontanissimo», commenta l’archistar (interpellato ieri dal Corriere) che ha firmato il progetto appena approvato dal Comune di Sesto San Giovanni per ridisegnare la più grande area industriale dismessa d’Europa. Il «problema Piano», prova ora a immaginare a ritroso, forse può essere stato che un anno fa «avevo scritto a Risanamento che dopo molti anni, e gli impegni che ho in giro per il mondo, volevo ritirarmi dal progetto Falck. Poi però sono rimasto perché mi sono convinto che Sesto lo merita, il progetto lo merita: il grande parco, la periferia da recuperare, anche l’insistenza del sindaco Oldrini…». Dell’inchiesta sull’area Falck che idea s’è fatto? «Sono annichilito. Vivo molto all’estero dove questi livelli di corruzione non sono nemmeno immaginabili, perché lì si fa piazza pulita “prima”, e questo come cittadino italiano mi fa soffrire. Però, al tempo stesso, c’è una realtà  umana importante, c’è una città  sana che si merita il progetto, ci sono temi culturali e urbanistici importanti. Sarà  che io vivo in un altro mondo rispetto a quelle telefonate…: in questo momento sono a Parigi all’assemblea annuale degli ambasciatori dell’Unesco, dove ho appena proposto, e la proposta è stata accettata, che tre edifici di archeologia industriale nell’ex area Falck siano inclusi fra i siti patrimonio dell’umanità  dell’Unesco».


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