Pm contro il fedelissimo di Penati “Percettore materiale di denaro”

MILANO – È l’anello di congiunzione tra politica e imprenditori ed è su di lui che si sta concentrando l’attenzione dei pm che indagano sul “Sistema Sesto”. Giordano Vimercati, per anni capo di gabinetto di Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano, indagato per corruzione dal pm di Monza Walter Mapelli, è passato da braccio destro del leader del Pd al Nord a referente degli imprenditori che negli anni hanno finanziato attraverso “Fare Metropoli” l’irresistibile ascesa politica di Penati.
Dagli atti dell’inchiesta, Vimercati – accusato di aver preteso una tangente da 20 milioni dal costruttore Giuseppe Pasini per l’affare Falck e altri “prestiti” per le competizioni elettorali – è per il Nucleo di polizia tributaria «in rapporto professionale» con Enrico Intini. L’immobiliarista pugliese ha finanziato “Fare Metropoli” con due società : Servizi globali srl (10mila euro) e MilanoPace (20mila), che a Sesto sta costruendo il quartiere “Torri del Parco”, un business da 100 milioni. «Vimercati comunica con il suo indirizzo di posta elettronica. ..intini.it», scrivono gli investigatori, che annotano i colloqui intercettati tra «un tale Marco, della Fimet spa di Brescia» (Marco Cornali, ndr) e il braccio destro di Penati. Il 17 settembre 2010, Cornali «chiama Vimercati dicendogli di aver bisogno di andare a cena con Intini perché ha un lavoro al quale è interessato e dove lui è al 50% di una società  che appalta un lavoro abbastanza grosso a Brescia per un depuratore». Pochi giorni dopo, Vimercati chiama Intini. «Loro vogliono lavorare» dice Vimercati, che organizza un incontro in corso Monforte, sede milanese del gruppo. Quando Cornali richiama, Vimercati lo rassicura: «Ci ho parlato un po’, insomma… e vediamo di chiuderla sta roba qui… se ci sono delle cose fammele sapere… che te le cucino un po’…». E «vista la disponibilità  di Vimercati», annota la Finanza, Cornali rilancia: «In futuro dovrebbero ripartire delle opportunità  importanti su Infrastrutture Lombarde (società  della Regione Lombardia, ndr)».
Ma Vimercati lavora anche per conto delle coop sull’area Falck. Nell’inchiesta, l’ex numero due di Penati (per loro i pm avevano chiesto l’arresto, non accolto dal gip che ha considerato prescritti i reati) è definito «materiale percettore» di somme fino a quando era in Provincia. È lui, secondo l’accusa, a imporre al costruttore Pasini i due consulenti delle coop, Francesco Agnello e Giampaolo Salami, pagando «mediazioni inesistenti» fino a 3,5 milioni, come condizione per «compiacere la controparte politica nazionale». E il 30 settembre 2010, annota la Finanza, Vimercati telefona a Intini e fa «riferimento all’area Falck e al “bolognese” (Omer Degli Esposti, vicepresidente del Ccc)» raccontando di un incontro a Bologna con il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini, il segretario comunale Marco Bertoli e Degli Esposti. Oldrini ricorda. E spiega: «Degli Esposti non lo conoscevo. Vimercati non aveva rapporti con noi, ma con le coop». Ieri a Sesto, il piano Falck è passato tra le proteste di destre e Idv. Nella vicenda è coinvolto anche l’ex assessore Pasqualino Di Leva. Ieri nell’udienza per la sua scarcerazione, ha detto di aver rotto i rapporti con il grande accusatore Piero Di Caterina, quando «lui mi minacciò con la pistola».
E ieri, dopo 10 ore di discussione in aula, il consiglio comunale di Sesto guidato dal centrosinistra ha approvato, tra le proteste del centro destra, il piano integrato di intervento sulla trasformazione delle aree ex Falck


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