San Raffaele, la procura valuta il fallimento

MILANO – Sei settimane sono troppe. La richiesta dei consulenti del San Raffaele di avere ulteriore tempo per presentare la proposta di concordato preventivo non è piaciuta molto alla procura di Milano. Prima dell’estate, era stato previsto che il piano di salvataggio per l’ospedale fondato da Don Luigi Verzè, sarebbe arrivato sul tavolo del Tribunale fallimentare entro la fine di settembre. Ora si parla di novembre.
E la cosa non è piaciuta agli inquirenti per un semplice motivo. In questo lasso di tempo chi guida il San Raffaele non solo può aggravare lo stato di dissesto, che vede già  un patrimonio negativo per oltre 200 milioni di euro e un debito di quasi un miliardo e mezzo, ma può anche decidere quali fornitori pagare e quali no.
Certo il vertice del gruppo ospedaliero è cambiato, ma nessuno può garantire che non vengano adottate delle preferenze nei pagamenti. Il timone prima era nelle mani di Mario Cal, braccio operativo di Don Luigi Verzè e suicidatosi a luglio, ora invece è in quelle di Giuseppe Profiti, nominato dal Vaticano, ma con qualche problema giudiziario alle spalle. Qualche dubbio ci sarebbe anche sulla futura governance della nuova società . I consulenti, l’avvocato Franco Gianni e la Vitale & Associati, hanno previsto che la nuova Fondazione in cui confluiranno gli asset “buoni” sarà  presieduta da Don Verzè (seppur senza deleghe), mentre tra i consiglieri ci sarà  almeno uno dei fedelissimi del fondatore, i cosiddetti “sigilli”. La questione della governance non ha niente a che vedere con i tempi della presentazione del piano, ma getterebbe più di un’ombra negativa sul futuro del San Raffaele, per il quale era auspicabile un taglio netto col passato. Lo stesso risanatore di Parmalat, Enrico Bondi, consulente dell’ospedale, terminato il suo mandato con la stesura del passivo, non è rimasto nella partita.
I pm di Milano, Laura Pedio e Luigi Orsi, potrebbero quindi procedere con la richiesta di fallimento già  da settimana prossima qualora non arrivino ulteriori dettagli sul piano. In particolare mancherebbe l’asseverazione dei periti, Angelo Provasoli e Mario Cattaneo, in difficoltà  nel concludere il lavoro in breve tempo. «È interesse e obiettivo comune della Fondazione San Raffaele e del Tribunale di Milano accelerare i tempi di presentazione della proposta di ammissione al concordato preventivo», si è precipitato a dichiarare ieri Profiti, il quale ha cercato di rassicurare con una lettera anche i lavoratori. «Il consiglio di amministrazione – ha scritto – continuerà  a operare con determinazione per ottenere l’approvazione della proposta di concordato e salvaguardare, in primo luogo, i 5.000 posti di lavoro». I lavoratori dal canto loro, riuniti in assemblea hanno preso atto «della volontà  del mantenimento dei livelli occupazionali», ma hanno bocciato, con una mozione approvata all’unanimità , la cessione della sede di Turro (un quartiere di Milano) e ne chiedono lo stralcio dal piano di salvataggio.


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