Sassaiole, fumogeni e cariche La protesta violenta dei Cobas

ROMA — Era cominciata in maniera pacifica e anche un po’ bohemien, con le tende piantate a piazza Navona, i canti e i balli nella notte, la promessa di andare avanti ad oltranza. Finisce coi lanci di fumogeni e petardi, la polizia in assetto antisommossa, il traffico del centro impazzito. La protesta di Cobas (Comitato di base) e Usb (Unità  sindacali di base) contro la manovra finanziaria, nel giro di poche ore, diventa violenta. E fa vivere a romani e turisti momenti di tensione.
Tutto parte sul far della sera, quando un gruppo di circa 200 manifestanti si sposta da piazza Navona e cerca di raggiungere l’entrata principale del Senato (dove è in corso la votazione sulla fiducia al governo), che dista poche decine di metri, quelli che servono per attraversare la strada. Il tentativo, però, va a vuoto: tra Palazzo Madama e la piazza ci sono le camionette dei carabinieri. I Cobas lanciano le aste delle bandiere verso i blindati, tentano di forzare il posto di blocco, ma senza riuscirci. La protesta si anima: lanci di fumogeni, scoppiano una decina di petardi, forze dell’ordine con caschi, scudi e manganelli. Spintoni da una parte e cariche di alleggerimento dall’altra. E poi sassaiole, lanci di uova e bottiglie di vetro. Un carabiniere rimane contuso a una mano. A terra, bandiere stracciate di Cgil, Idv e Sel. In aula, il presidente Renato Schifani interrompe la seduta per dare notizia degli scontri: «Violenza da deprecare in modo forte e convinto, questo è un vulnus alla democrazia e al Paese».
Trovata la strada sbarrata, i Cobas cambiano bersaglio. Dalla zona del Senato e di piazza Navona, attraverso delle vie interne, sfilano per il centro con le bandiere e puntano verso palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi già  presa di mira il giorno prima.
La manifestazione non è autorizzata e anche qui i Cobas non riescono a passare: le camionette dei carabinieri si sono già  messe di traverso, bloccano via del Plebiscito e isolano l’abitazione del premier. Attimi di tensione, con i militari posizionati intorno al cancello principale, i manifestanti che premono sui blindati. Sotto le finestre di palazzo Grazioli partono gli slogan: «Silvio vattene», «Dimissioni», «Lavoro, lavoro». I commercianti, al passaggio del corteo, si spaventano. E, temendo possibili azioni di guerriglia, il lancio di sassi contro le vetrine, tirano giù le serrande dei negozi.
Terzo round intorno al Pantheon e per i vicoli che portano a piazza Montecitorio: un petardo esplode in via del Gesù, altri due (più due torce da stadio) a ridosso del Parlamento. Camera e Palazzo Chigi sono presidiati dalle forze dell’ordine e pian piano anche la protesta dei Cobas rientra. I problemi maggiori rimangono per il traffico, in tilt per diverse ore per la chiusura delle strade.


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