Sul riconoscimento l’Unione Europea viaggia in ordine sparso. Ma il veto Usa è certo

Il presidente Mahmoud Abbas ha reso pubblico che, dopo il discorso che terrà  di fronte all’Assemblea generale il 23 settembre, l’Olp presenterà  al Segretario Generale richiesta formale di ammissione in qualità  di Stato Membro dell’Onu. Su tale richiesta dovrà  esprimersi il Consiglio di Sicurezza con una raccomandazione vincolante. Gli Stati uniti hanno ribadito che ricorreranno al veto, che secondo alcuni porterebbe all’impasse. Uno spiraglio positivo potrebbe essere il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia al fine di chiarire se la domanda di ammissione all’Onu sia una questione sostanziale o procedurale. In quest’ultimo caso, il veto non potrebbe essere opposto e la raccomandazione sarebbe valida se approvata da nove dei quindici membri del Consiglio.

Dato che l’ammissione all’Onu ha un valore politico fondante, la raccomandazione del Consiglio di Sicurezza deve essere in seguito approvata all’Assemblea Generale da almeno i due terzi degli Stati presenti e votanti. La navette tra Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale è un processo tutt’altro che rapido. L’ammissione della Giordania richiese ben dieci anni. Seppur non ufficialmente confermato dal Presidente Abbas, sembra che la questione verrà  contemporaneamente sottoposta anche all’Assemblea Generale per una risoluzione votata a maggioranza assoluta in cui gli Stati verranno invitati a riconoscere lo Stato palestinese. Il documento, che se effettivamente presentato verrebbe nella migliore delle ipotesi votato ad ottobre, dovrebbe anche esprimere l’appoggio degli Stati Membri all’affermazione dello Stato palestinese e alla sua ammissione all’Onu. Il contenuto della bozza sembra essere oggetto di intenso negoziato. Dalle ultime indiscrezioni pare che il testo attuale sia tale da rendere difficile per gli Stati esprimere un voto contrario che non contraddica i principi fondamentali della Carta Onu.
L’Unione Europea sta apparentemente elaborando una bozza alternativa per consentire l’adozione di una posizione comune. Tuttavia, il voto unanime dei 27 risulta molto improbabile, data la ferma opposizione di alcuni paesi, tra cui Italia, Germania e Paesi Bassi, verso qualsiasi forma di sostegno al riconoscimento dello Stato palestinese.
Gli Stati Uniti hanno fortemente criticato l’iniziativa e cercato di convincere i palestinesi ad un dietro-front proponendo piani per il ritorno al negoziato diretto. La pressione per il ritorno immediato e senza condizioni al negoziato è anche il leitmotiv della diplomazia europea. Tuttavia la posizione dell’Olp sembra di risoluta determinazione circa la richiesta formale di ammissione come Stato Membro dell’Onu. L’iniziativa palestinese evidenzierà  ulteriormente le contraddizioni della comunità  internazionale sulla questione Palestina. L’Unione Europea, desiderosa di rafforzare la propria influenza a livello regionale e strenua sostenitrice, anche dal punto di vista finanziario, del progetto di creazione dello Stato palestinese, è ostaggio di divisioni interne, di una politica estera comune fallimentare e della necessità  di mantenere una linea diplomatica compatibile con quella americana. Il fermo rifiuto degli Stati uniti, indefessi sostenitori di Israele, verso l’iniziativa palestinese indebolirà  ulteriormente la loro posizione in Medio Oriente, e delle parole pronunciate al Cairo dal Presidente Obama, «l’America non ignorerà  le legittime aspirazioni dei palestinesi ad un proprio Stato», resterà  traccia solo negli archivi storici. Tutto questo mentre la Turchia si sta affermando come uno dei principali interlocutori nel panorama politico mediorientale.
Intanto, nei territori occupati, il clima è appesantito dalle incalzanti minacce del governo israeliano di gravi ritorsioni contro i palestinesi e dall’arrivo dei militanti della Lega di Difesa Ebraica a sostegno dei già  agguerriti coloni. L’aspra reazione israeliana è determinata anche dal fondato timore che il rafforzamento della posizione palestinese, nel quadro giuridico internazionale, possa fortemente ostacolare le sue politiche espansionistiche in territorio occupato e addirittura culminare nell’apertura di procedimenti penali internazionali. Infatti, il riconoscimento della Palestina in quanto Stato potrebbe consentirne l’adesione a trattati e meccanismi internazionali sia nel sistema delle Nazioni unite, ad esempio alla Corte Internazionale di Giustizia, che al di fuori, come alla temuta Corte penale internazionale. Inoltre, il semplice riconoscimento della Stato palestinese potrebbe far sciogliere le riserve che il procuratore Luis Moreno Ocampo ha fino ad ora manifestato circa l’apertura di indagini sui i crimini commessi nei territori palestinesi occupati.
* Grazia Careccia è esperta di diritto internazionale presso l’Ong Al-Haq di Ramallah


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