Uffici vuoti. I ministeri (fantasma) del Nord

MONZA — Non ci sono e non ci fanno. Dipendenti, ancora zero. Forse arriveranno due impiegate trasferite oppure rapite (Partito democratico già  in subbuglio: «Basta farse, ci opporremo!») dalla Provincia di Monza. Nell’ufficio delle impiegate, riguardo alle quali viene garantito che, con rispetto, saranno in là  con l’età , mancano computer e telefoni. Tanto manca chi dà  ordini. Vuoto l’ufficio di Bossi, vuoto l’ufficio in condivisione, beninteso ciascuno con la propria scrivania, tra Tremonti e Calderoli, che in questi ministeri del Nord, a intrattenere la coda di curiosi (alle 16 siamo gli undicesimi di giornata) ha spedito un ragazzo, gentile, dell’ufficio stampa, cui manca il gabinetto. Nel senso che deve andare direttamente dentro Villa Reale.
All’esterno, ai lati della porta d’ingresso, sotto una telecamera, ci sono due vasi di piante portati dai ministeri di Roma. Come le bandiere dell’Unione Europea e dell’Italia. Le statuette di Alberto da Giussano, presenti sulle scrivanie di Bossi, Tremonti e Calderoli, vengono da Milano, dalla sede della Lega, punto di partenza, ogni giorno, delle signore che un padano factotum, sfidando il traffico bestiale — un sacco di cantieri e progetti viabilistici in ritardo da Milano a Monza —, accompagna avanti e indietro per pulire i 150 metri quadrati monzesi.
Ci sono un piccolo corridoio a L e delle scale. Le scale portano al nulla, sopra ci sarebbe un secondo piano che però non è utilizzato. Nel corridoio a L ci sono divani neri recuperati in un magazzino «che svendeva in provincia di Varese». C’è una macchinetta del caffè con le cialde, e il ragazzo dell’ufficio stampa offre con gentilezza un discreto espressino. In mattinata il ragazzo aveva incontrato cinque anziane. «Volevano visitare i ministeri. Eh… Le vecchiette erano arrabbiate, si lamentavano degli sprechi». Ai tempi dell’inaugurazione, a luglio, in molti avevano protestato contro sedie e cassettiere di provenienza siciliana. Importare mobili nella Brianza capitale del mobile? Non vi vergognate?
Nelle fotografie alle pareti, al fianco di ritratti di Giorgio Napolitano, compare un giovane Bossi inquieto di sguardo e di capelli. Nell’ufficio Tremonti-Calderoli un tavolo rettangolare con dodici sedie ospita fogli bianchi e penne rosse, blu e nere. Le penne, in totale, sono nove. Sul pavimento dell’ufficio di Bossi metteranno, è nei progetti, un plastico della Villa. Altre annotazioni: soffitti a cassettoni, crocefissi, quadri della battaglia di Legnano, cestini della carta immacolati. Sulla libreria nell’ufficio di Bossi spicca per grandezze e caratteri del titolo un volume di letteratura milanese.
In antichità  gli spazi occupati dai ministeri della Semplificazione, delle Riforme e del Tesoro appartenevano alla Cavallerizza, il luogo destinato all’esercizio del cavalcare. Appena all’esterno dei ministeri c’è un istituto superiore d’arte in perenne carenza di aule, a sentire le denunce di un gruppo di insegnanti. L’ingresso principale dei ministeri si trova tra l’istituto e il cancello che racchiude la corte d’onore. Nella corte ci sono da una parte gli edifici della Cavallerizza, dall’altra la cappella e in mezzo l’accesso alla Villa, dove hanno allestito fino a gennaio la mostra sugli appartamenti della regina Margherita, prima sovrana d’Italia, moglie dell’Umberto I assassinato proprio a Monza nel 1900.
Per la cronaca sbuffano i visitatori, che per fortuna trovano un po’ di sollievo e calma una volta approdati nel riposante parco sul retro, alla fine della mostra: al bar non hanno da mangiare, manco un toast, soltanto da bere. «Abbiamo aperto due settimane fa», si scusa l’abbronzato giovane al bancone. Difatti il ragazzo dell’ufficio stampa di Calderoli piglia la macchina e pranza altrove. Pausa breve e meritata presidiando egli i ministeri dalle 9 alle 18-18.30. Lunedì, annuncia, «nel suo ufficio, ci sarà  il mio ministro. Risponderà  a domande e istanze dei cittadini».
Passa con frequenza una pattuglia dei carabinieri. Servizio espressamente richiesto. Restano pur sempre ministeri. Luoghi sensibili «che qualcuno potrebbe prendere di mira per un attentato».


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