Alabama, la legge della vergogna

Per gli ideatori della legge, e per i suoi sostenitori, queste notizie sono più che buone. “Si incoraggiano le persone a conformarsi alla legge di loro spontanea volontà “, dice Kris Kobach, segretario di Stato del Kansas, considerato l’architetto di molte proposte di legge particolarmente radicali nei confronti degli immigrati, vedi Arizona e la stessa Alabama.

La legge è costruita in modo da costituire un test importante di ‘logoramento tramite l’applicazione della legge‘, una strategia ideata da Kobach e altri per scoraggiare l’ingresso di un gran numero di immigrati senza le scocciature e i costi dei controlli di polizia. Tutto ciò che basta è – dicono – è un provvedimento che renda la vita difficile agli immigrati, poi si lasciano per i fatti loro e i risultati arrivano. La paura è un accessorio. La sofferenza anche.

Ma non sono solo i sans papier ad avvertire il disagio della situazione. Immigrati legali e cittadini dell’Alabama che hanno tratti somatici ispanici – e anche quelli che lo sono davvero – sono più vulnerabili, più esposti. Molti di quei bambini che genitori spaventati tengono a casa da scuola sono a tutti gli effetti americani nati e cresciuti là . Gli agricoltori nutrono preoccupazione perché l’esodo di immigrati lascia i raccolti a marcire sui campi. Come in tutto il resto del Paese, la forza lavoro locale non ha le abilità , o la volontà , di applicarsi a questo tipo di mestiere.

La nuova legge pone anche grossi ostacoli di tipo burocratico, aggiungendo pagine di documenti a quelli già  esistenti, per provare agli immigrati di essere residenti legali, per iscrivere i figli a scuola, chiedere prestiti, interagire con il governo e via dicendo. Dopo che, il mese scorso, la legge è entrata in vigore, di fronte alla motorizzazione civile di Birmingham si è formata una coda così lunga che le autorità  hanno dovuto portare i bagni chimici.

Nel Paese ci sono 120mila immigrati illegali, su undici milioni del totale statunitense. La legge vieta loro di iscriversi all’università  dopo la scuola superiore. Obbliga gli istituti pubblici a registrare e comunicare lo status di tutti gli studenti, esigendo dalle famiglie di studenti di origine straniera il certificato di immigrazione dei figli.

La legge richiede anche alle scuole pubbliche dello Stato di pubblicare il numero degli immigrati – legali e illegali – iscritti e rendere noto quali sono i costi associati all’istruzione di eventuali minori immigrati illegalmente. Ai sensi del provvedimento, chiamato H.B. 56,, ed è proibito per le imprese trattenere contributi sulle paghe degli irregolari.


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