America, scoppia il Solyndra-gate un incubo “verde” per Obama

SAN FRANCISCO – È targato Silicon Valley il primo vero scandalo dell’Amministrazione Obama. Solyndragate, dal nome della società  con sede a Fremont, alla periferia meridionale di San Francisco, è un incubo che la Casa Bianca non riesce a cacciare. Email galeotte, conflitti d’interessi e raccomandazioni, un finanziatore della campagna elettorale di Barack Obama scoperto a influenzare gli aiuti pubblici per un’azienda che pagava sua moglie: è una brutta storia che impegna l’Fbi ed eccita l’opposizione repubblicana. Da ieri occupa anche le prime pagine dei grandi quotidiani nazionali sulle due coste, dal Los Angeles Times al New York Times, giornali non sospetti di ostilità  preconcette verso il presidente democratico. Forse tutto nasce dalla troppa fretta di rilanciare la crescita, puntando in particolare sulla Green Economy.
È così che il Dipartimento dell’Energia ha versato 535 milioni di dollari di aiuti pubblici alla Solyndra, azienda specializzata nella produzione di un nuovo tipo di pannelli solari dalla forma tubolare. Un bell’esempio di tecnologie verdi, che qui nella Silicon Valley fioriscono da anni anche grazie al sostegno del venture capital e delle agevolazioni fiscali della California a chi installa pannelli solari sui tetti delle case. Solyndra è stata la primissima azienda “verde” a ricevere un aiuto federale da un fondo apposito di 25 miliardi riservato alle energie rinnovabili; a sua volta quel fondo era un capitolo di spesa all’interno della maxi-manovra da 787 miliardi varata all’inizio del 2009 per contrastare la recessione. È così che Solyndra diventa un simbolo perfetto dell’intera politica economica di Obama: l’insistenza sugli investimenti pubblici, la predilezione delle tecnologie verdi. Tutto sbagliato, sostengono i repubblicani: ed ecco che per loro Solyndra sembra un regalo dal cielo, la prova ideale che questo presidente ha combinato solo disastri. Perché quello che doveva essere un gioiello solare della Silicon Valley è diventato un buco nero. Sarà  anche colpa del governo cinese che alle sue aziende di pannelli fotovoltaici regala aiuti di Stato dieci volte superiori, ma sta di fatto che Solyndra è in bancarotta. Lungi dal creare occupazione, ha licenziato tutti i suoi 1.100 dipendenti. Quei 535 milioni ricevuti dallo Stato ora sono finiti sull’elenco dei crediti da recuperare parzialmente in futuro, se mai sarà  possibile, quando il tribunale avrà  finito la procedura di liquidazione fallimentare.
Fin qui, potrebbe essere solo un caso sfortunato di politica industriale pur animata da buone intenzioni. Ma per l’Fbi fin dall’inizio questa non è stata una bancarotta normale. Gli investigatori federali, agendo in qualità  di polizia giudiziaria per il Department of Justice e quindi su mandato della stessa Amministrazione Obama, hanno fondate ragioni per sospettare che Solyndra abbia «fornito informazioni fuorvianti e forse fraudolente» alle autorità , all’epoca della concessione degli aiuti. L’inchiesta Fbi ha subito scatenato una parallela indagine della Camera, voluta dai repubblicani che hanno la maggioranza in quel ramo del Congresso. Il peggio per Obama è saltato fuori nelle ultime 48 ore: sono delle email molto compromettenti, a firma di Steven Spinner. Noto finanziere della Silicon Valley, attivo nel venture capital, Spinner è un democratico convinto e raccolse almeno 500.000 dollari di finanziamenti elettorali per la campagna di Obama nel 2008. Tutto alla luce del sole, tutto regolare. Così come è perfettamente consueta la ricompensa: nell’aprile 2009 Spinner fu ingaggiato dal ministero dell’Energia come consulente, un tipo di incarico che nello “spoil system” americano viene spesso elargito ai finanziatori delle campagne elettorali. Dove la storia si guasta, è nell’improvviso attivismo mostrato da Spinner in favore di Solyndra, per far sì che quell’azienda ricevesse gli aiuti di Stato, tanti e subito. Il guaio è che la moglie di Spinner, Allison, lavora come avvocatessa presso lo studio legale Wilson Sonsini Goodrich nella Silicon Valley, che ha tra i clienti proprio Solyndra. E quella Law firm ha ricevuto la bellezza di 2,4 milioni di parcelle dal governo federale per gestire la “pratica Solyndra”. Secondo i deputati repubblicani della commissione parlamentare d’inchiesta, “emerge una relazione di intimità  inquietante fra la cerchia del presidente, i suoi finanziatori, e gli investitori implicati nel disastro Solyndra”.


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