Btp alla prova e «prima» di Draghi Settimana di grandi test per l’Italia

Importante però sì: la settimana che si apre oggi potrebbe dare indicazioni su come evolverà  la crisi finanziaria. C’è infatti grande attesa tra gli operatori e gli investitori per gli appuntamenti in agenda. Il primo su cui c’è grande attenzione è l’esordio di Mario Draghi alla presidenza della Bce: si insedierà  domani e terrà  la sua prima conferenza stampa come responsabile della politica monetaria europea giovedì 3. Gli osservatori del mercato guarderanno anche alle inflessioni, alle sfumature del linguaggio nel suo intervento per scoprire se c’è un cambiamento di direzione rispetto alla linea seguita dal suo predecessore Jean-Claude Trichet, ma non v’è alcun dubbio che Draghi confermerà  la continuità  d’azione. Anche per quel che riguarda la politica sui tassi di interesse. Da Francoforte il presidente della Bce si trasferirà , sempre il 3, a Cannes dove si riunisce — il 3 e il 4 — il vertice dei capi di Stato e di governo dei venti Paesi più ricchi del mondo. Ma vi parteciperà  nella sua veste di presidente del Financial stability board per presentare le raccomandazioni sulle Sifis, cioè sulle istituzioni too big to fail, troppo grandi per fallire, a cui verranno richieste dotazioni di capitale aggiuntive e una maggiore capacità  di assorbire le perdite. Dovrebbe essere presentata la prima lista di Sifis, anche se l’Fsb potrebbe limitarsi a esporre i criteri per individuarle. Quello di Cannes sarà  comunque l’ultimo appuntamento di Draghi come presidente dell’organismo (che presenterà  pure la prima indagine sul sistema bancario ombra): passerà  le consegne al suo successore — probabilmente il governatore canadese Mark Carney, che dovrebbe prevalere sul collega svizzero Philipp Hildebrand — proprio in occasione del vertice francese.
Vertice a cui i mercati guardano con grande attesa e anche con grande preoccupazione. Perché al centro dell’attenzione dei Grandi della terra, ci sarà  ancora una volta l’Europa, che si è impegnata a presentare proprio alla riunione di Cannes il piano per combattere e risolvere le crisi del debito sovrano. «Ogni Paese dovrà  fare la sua parte» per sostenere la crescita globale, è stata l’assicurazione data dai ministri finanziari e dei governatori della banche centrali del G20, che due settimane fa a Parigi hanno preparato le basi per le decisioni del vertice politico sulla Costa Azzurra. E in quest’ambito l’Europa ha promesso l’avvio del piano anti crisi con la soluzione del caso greco, il progetto di ricapitalizzazione delle banche, il potenziamento del Fondo salva Stati e il disegno di una nuova governance. Giappone e Stati Uniti, che temono la recessione, interventi per sostenere la crescita e i Paesi emergenti a tenere sotto controllo l’inflazione e, nel caso della Cina, a muoversi verso un sistema di cambi determinato dal mercato.
L’Europa però sollecita un maggiore sostegno e chiede al Fmi di intervenire in modo significativo nel suo Fondo. Resta comunque in primo piano il tema del rifinanziamento del Fmi stesso, sollecitato in particolare dai Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che puntano così a contare di più e che non a caso chiedono per il loro eventuale sostegno all’Europa l’intervento diretto del Fmi, ovviamente ricapitalizzato. Sul tema di nuove risorse all’organismo guidato da Christine Lagarde, che vuole potenziare gli strumenti di intervento, il vertice di Parigi ha rinviato passando il dossier ai leader politici.
Focus a parte per le banche europee. L’accordo di Bruxelles ha messo i paletti ma è solo la soluzione concreta delle tensioni sui debiti sovrani che può attenuare i timori per la raccolta a medio e lungo termine (la liquidità  a breve è assicurata dalla Bce) e quindi i pericoli per le condizioni del credito all’economia e per la crescita in genere. Pericoli che riguardano anche le banche italiane, che dovranno tornare a rafforzare i rispettivi capitali dopo gli interventi fatti nei mesi scorsi per far fronte alla svalutazione, non si sa quanto temporanea, dei tanti titoli di Stato italiani che hanno in portafoglio.


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