Governo nel caos totale mini-accordo sulle pensioni

ROMA – Berlusconi vola a Bruxelles, una semplice lettera di buone intenzioni in tasca e un accordo al ribasso in qualche modo strappato alla Lega. Sufficiente a non costringerlo alle dimissioni, si vedrà  se basterà  anche per convincere Barroso, Merkel e Sarkozy al Consiglio europeo di oggi pomeriggio.
I segnali non sono incoraggianti, ancora in serata il presidente dell’Eurogruppo Junker ha chiesto di potenziare il fondo salva-stati per evitare che il contagio Grecia si estenda all’Italia. Al termine di una giornata trascorsa sull’orlo del precipizio, il presidente del Consiglio invece è chiuso a Palazzo Grazioli con Gianni Letta, i ministri Romani, Brunetta, raggiunti poi da Bossi e Tremonti, per mettere nero su bianco la missiva. Dentro, c’è l’elenco di quel che l’Italia ha fatto finora, con le due manovre di agosto e settembre, per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Quindi, gli impegni da realizzare entro scadenze determinate: dismissioni, liberalizzazioni, privatizzazioni, misure sul pubblico impiego. E poi la previdenza: interventi sulle baby pensioni, quelle d’oro e il sistema delle invalidità . Infine l’età  pensionabile. Lo snodo è stato superato, annuncia davanti alle telecamere di Ballarò il ministro Gelmini: «Abbiamo raggiunto un accordo sull’innalzamento dell’età  pensionabile a 67 anni per donne e uomini del settore pubblico e privato, gradualmente, aumentando l’età  pensionabile dal 2012 al 2025». Il punto rimasto irrisolto «riguarda le pensioni di anzianità  e non di vecchiaia. Sappiamo che la lega ritiene questo un punto sensibile». Anche il segretario Alfano conferma con cautela l’accordo, a Porta a Porta: «Speriamo di avere individuato con la Lega un punto di equilibrio per dare all’Europa una risposta anche sulle pensioni».
Per tutto il giorno si era parlato di una mediazione Pdl-Carroccio con ritorno alla riforma Maroni (cancellata da Prodi). Tutto è caotico, confuso. A tarda sera il via libera leghista sulle pensioni a 67 anni resta un giallo, nonostante gli annunci. Non solo perché la Padania di oggi titola “Pensioni, la Lega non molla”, ma anche perché Bossi, lasciando Montecitorio alle 20, si diceva «ancora pessimista» sulla tenuta del governo. E soddisfatto perché «le pensioni di anzianità  non si toccano: una strada l’abbiamo individuata, vediamo cosa dice ora l’Europa». Già , quell’Europa contro la quale in mattinata Bossi si era scagliato a testa bassa, tornando sulla lettera della Bce e prendendosela, pur senza mai citarlo, contro il futuro presidente Mario Draghi: «Chi fa quelle robe lì è un italiano. Hanno fucilato Berlusconi». La giornata è segnata dal susseguirsi di vertici a Palazzo Grazioli, da dove il presidente del Consiglio non si muoverà  mai. In Transatlantico si diffonde nel pomeriggio la voce che lo stallo sia tale da indurre il premier a spedire la lettera rinunciando a partecipare al vertice. Il portavoce Bonaiuti è costretto a smentire: «Falsità . Andrà  a Bruxelles». Quel che è vero che fin dal mattino, a Palazzo Grazioli – presenti Tremonti, Maroni, Calderoli, Letta, Alfano, Bruneta, Sacconi – sulle pensioni si apre un braccio di ferro dal sapore quasi sindacale. Bossi diserta, si tiene lontano, preferisce andare a Montecitorio ed esternare a ruota libera. Gli chiedono: Si rischia la crisi? «Certo. Stavolta la situazione è molto pericolosa. Difficile trovare un accordo. Non è possibile portare le pensioni a 67 anni per far piacere ai tedeschi. La gente ci ammazza». E se Berlusconi cade, «si va al voto, mica possiamo fare il governo tecnico». Poi, nel primo pomeriggio, il leader riunisce i suoi, reduci dal vertice a Palazzo Grazioli, e studia una mediazione, raggiunta a fatica in serata. Gli equilibri tuttavia restano precari. «Dobbiamo lavorare tutti insieme per la salvezza comune – è l’ennesimo appello che lancia Gianni Letta – La situazione è grave per tutta l’Europa, non solo per qualcuno».


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