Il Consiglio d’Europa lancia un database per raccogliere le buone prassi d’inclusione

 

Ad un anno dalla riunione di alto livello di Strasburgo sui rom, arriva uno strumento per diffondere le migliori politiche del contesto europeo. Il sito, in inglese e francese, raccoglierà  i contributi istituzionali e delle ong impegnate

Repubblica.it Sergio Segio • 24/10/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 118 Viste

ROMA – Le buone pratiche di inclusione e le politiche che riguardano i rom di tutt’Europa saranno raccolte in un database per poter diffondere i migliori interventi realizzati sul territorio europeo. È quanto annuncia il Consiglio d’Europa un anno dopo la riunione di alto livello di Strasburgo sui rom. “Questa banca dati sarà  uno dei nostri più potenti strumenti per aiutare i rom a ottenere equità  e dignità  a livello europeo – ha spiegato Jeroen Schokkenbroek, rappresentante speciale per il Segretario Generale per le questioni relative ai rom -. Sono molto contento di vedere una serie di esempi eccellenti già  presenti sul sito a cui se ne aggiungeranno altri nei prossimi mesi. Maggiore sarà  il numero delle buone prassi, più potente sarà  l’impatto del progetto. Per questo incoraggio tutti coloro che lavorano sulle problematiche dei rom a contribuire pienamente”.
Il progetto nasce dall’esigenza emersa durante la riunione di alto livello tenutasi il 20 Ottobre del 2010 di condividere le buone prassi nelle politiche mirate all’inclusione dei rom. Il sito web del database (http://goodpracticeroma.ppa.coe.int/en) è accessibile in inglese e francese, le lingue ufficiali del Consiglio d’Europa, ed è aperto a tutti nonostante il target sia composto principalmente da funzionari governativi, rappresentanti delle autorità  locali e regionali, organizzazioni internazionali, i media, ricercatori e docenti universitari. I progetti possono essere presentati da istituzioni nazionali, regionali e locali e dalle Ong mediante un modulo online in seguito ad una richiesta di convalida da parte del team del Rappresentante speciale. I documenti possono essere presentati anche nelle lingue nazionali a condizione che gli abstract siano in inglese o in francese.

 

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