In Polonia primo trans alla camera

È stata eletta nel collegio di Cracovia tra le fila del movimento politico di Janusz Palikot, il cui manifesto anticlericale, libertario e progressista è riuscito a raccogliere il 10% dei consensi alle elezioni politiche di una settimana fa. Insieme ad Anna entra in parlamento anche Robert Biedron, 35 anni, attivista dell’associazione polacca «Campagna contro l’omofobia» (Kph). Anche lui vanta il primato di essere il primo gay dichiarato a sedersi tra gli scranni del Sejm (la camera bassa del parlamento polacco).
Avevamo scritto su queste pagine che le lancette della storia correvano veloci nella Polonia odierna e a confermarlo non è stata solo la sorpresa Palikot, ma soprattutto l’atteggiamento e le parole di giovani come Paulina Ferenc, 23 anni, studentessa di economia: «Finalmente la Polonia è entrata davvero in Europa, ciò che è successo in questa settimana con l’entrata in parlamento di un gay e un trans è un fatto molto importante per il paese».
Incredibile gioia
Già , e chi se lo sarebbe immaginato un parlamento del genere nella cattolicissima Polonia, dove tradizionalismo e conservatorismo vanno da sempre a braccetto? Ad immaginarselo sono stati sicuramente tanti polacchi, giovani e non, che con il loro voto hanno reso possibile questa piccola rivoluzione culturale. Wiktor Dynarski, attivista e coordinatore dei movimenti transgender in Polonia, non si trattiene dalla gioia: «Questo è un incredibile passo in avanti per tutti i polacchi. Eravamo consapevoli del fatto che la decisione di Anna di diventare effettivamente un candidato avrebbe portato a discutere molto di più sui temi transgender nella politica polacca, ma non abbiamo mai nemmeno sognato di raggiungere un successo così incredibile».
Anna Grodzka ha passato gli ultimi quattro anni battendosi anima e corpo per i diritti transgender, nell’indifferenza (quasi) totale della politica e contro l’ostracismo aperto delle gerarchie ecclesiastiche e della stampa cattolica che, all’indomani della sua elezione, non ha lesinato feroci critiche alla neo parlamentare. In Polonia essere gay o trans non è facile: per esempio non esiste una legge che permette di cambiare nome e genere sulla carta d’identità  e le discriminazioni e gli atteggiamenti omofobi sono una costante. Adesso però qualcosa sta cambiando. Con buona pace per la Chiesa e la destra ultraconservatrice capeggiata da Jaroslaw Kaczynski, nella Polonia post-elezioni emergono due fattori importanti: per prima cosa una forte spinta sociale modernizzante dal basso, con le nuove generazioni in prima linea, e poi la fine di un tabù che farà  bene a tutte le forze politiche dell’arco parlamentare. E soprattutto farà  riflettere i socialdemocratici di Sld (usciti con le ossa rotte dalla tornata elettorale) che avevano proposto la candidatura a Robert Biedron nelle retrovie delle proprie liste elettorali. Briedron non ha accettato e Palikot lo ha proposto capolista nel collegio di Gdynia.


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