«Svelate le accuse alla Fiom»
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La bordata di Marchionne è pesante, ma non inattesa. E chiarisce al di là di ogni ragionevole dubbio che l’obiettivo principale della Fiat, in tema di relazioni industriali, era e rimane la libertà di licenziare. L’insistenza sull’articolo 8 della manovra e il fastidio per il pasticcio dell’accordo del 28 giugno rivisitato il 21 settembre – un «lubrificante» per Marcegaglia, un «argine» per Camusso – delimitano con chiarezza il punto. Il governo aveva concesso «deroghe agli accordi e alle leggi» – quindi allo Statuto dei lavoratori, che impedisce il licenziamento individuale senza «giusta causa» – mentre con l’accordo la questione veniva silenziosamente rimessa a un minimo di trattativa con i sindacati «riconosciuti», caso per caso. Poco più di una foglia di fico, ma quanto basta per risultare «intollerabile» all’aspirante dittatore di Torino e Detroit.
Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, non è tra quelli «sorpresi». «L’aveva annunciata già da tempo e dovrebbe far riflettere quanti nell’ultimo anno hanno rincorso inutilmente la Fiat, prima sullo sperato plebiscito nelle fabbriche – che non c’è stato – poi con il contratto, infine con la legge. Stavolta è chiaro che il problema non è la Fiom. È che per la Fiat non devono esistere altre regole se non quelle che detta lei, al di fuori di ogni confronto democratico. Questo è un ritorno all’Ottocento, non un progresso».
Ma la sortita di ieri, per Landini, chiarisce altre due cose. «L’evidente disinteresse per l’Italia, visto che anche gli investimenti annunciati allungano i tempi. Per Mirafiori ci doveva essere un nuovo modello per il 2012, ora si va al 2013. Negli altri stabilimenti aumenta la cassa integrazione e si chiudono Termini Imerese e l’Irisbus di Avellino». In secondo luogo, «la gravità dell’articolo 8. Se passa l’idea che ogni azienda può derogare a leggi e contratti, non si ha più una politica industriale, ma la sua fine. Le forze dell’opposizione e quelle sociali dovrebbero ragionare su dove sta portando il modello Marchionne e cancellare immediatamente quella norma, prima che provochi disastri».
Dal governo è arrivato un sostegno immediato all’amministratore delegato Fiat. «Mi sembra una decisione inevitabile che non resterà isolata», ha spiegato Giuliano Cazzola, parlamentare Pdl, ex dirigente Cgil di area craxiana. «Se la Confindustria diventa una succursale della Cgil e si trasforma in una forza di opposizione, non vedo che cosa di altro potrebbe fare un’impresa multinazionale. L’atteggiamento di Confindustria sull’articolo 8 viene giustamente assunto da Marchionne come la goccia che ha fatto traboccare il vaso».
Non poteva essere diversamente per il ministro anti-lavoro, Maurizio Sacconi (altro craxiano con un passato in Cgil). «La Fiat dice che intende applicare sino in fondo l’articolo 8, che sia fino in fondo fruibile, che ci sia una linea chiara del sistema confindustriale. D’altronde – aggiunge – è la Confindustria che ce lo ha chiesto».
Ma anche Alberto Bombassei, nel board di viale dell’Astronomia, si toglie qualche sassolino: la posizione del presidente Fiat John Elkann nell’associazione delle imprese «a questo punto diventa difficile. È vicepresidente da molto tempo anche se, sfortunatamente, in Confindustria lo si vede poco».
L’opposizione parlamentare è apparsa subito in difficoltà . Poi, in serata, il segretario Pd Pierluigi Bersani s’è schierato nettamente con Marcegaglia: «Non c’è nessuna ragione per cui non si possa lavorare per cercare flessibilità e produttività in un quadro di tenuta del sistema, di non balcanizzazione. Spero non sia il segno di qualcosa di profondo in quell’impresa o in altre. Il Paese va tenuto insieme e non c’è solo la responsabilità della politica». Ma l’orizzonte resta per il Pd segnato dall’accordo del 28 giugno, togliendo di mezzo soltanto quel disgraziatissimo articolo della manovra.
Più vivace la reazione in area Idv, con Felice Belisario. «Invece di pretendere dalla Fiat un rigoroso piano industriale, il governo stende i tappeti rossi a Marchionne. Alla Fiat interessa solo incassare l’autorizzazione al licenziamento facile e rendere sempre più precario il futuro degli stabilimenti italiani, ecco perché esce da Confindustria e si allontana dalle imprese che chiedono al governo di fare subito le riforme o andare a casa». Ma il problema concreto – i rapporti tra imprese e lavoratori – tende così a finire sullo sfondo, dietro il chiacchiericcio di giornata.
BOTTA E RISPOSTA
CARA EMMA «… Con la firma dell’accordo interconfederale del 21 settembre è iniziato un acceso dibattito che (…) ha fortemente ridimensionato le aspettative sull’efficacia dell’articolo 8. Si rischia quindi di snaturare l’impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilità gestionale»
NON CONDIVIDO «… Il quadro normativo in tema di relazioni industriali è sensibilmente migliorato per effetto dell’accordo interconfederale del 28 giugno e dell’articolo 8 della manovra di agosto», con un comunicato il comitato di presidenza di Confindustria risponde così all’ad della Fiat LA CGIL «Intestardirsi nell’applicazione dell’articolo 8 della manovra – precisa il segretario confederale Scudiere – sta diventando un esercizio inutile perché è l’ulteriore pretesto dell’ad Fiat per giustificare decisioni industriali non chiare, insieme a piani industriali e a investimenti tanto annunciati quanto frequentemente rimessi in discussione»
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