Mills, udienza rinviata di un mese

MILANO — Lo predicano i guru dell’economia e della psicologia: ogni crisi è anche una opportunità . E in effetti, «all’indomani del vertice europeo di domenica» e «in previsione di un altro vertice europeo mercoledì», l’acuirsi della crisi finanziaria riempie di assillanti preoccupazioni e di innegabili impegni istituzionali il Berlusconi premier, ma al Berlusconi imputato offre almeno anche una opportunità : quella di allontanare da sé per quasi 5 settimane l’amaro calice della fase finale dell’istruttoria del processo Mills, facendo valere in Tribunale un assoluto «legittimo impedimento» quale l’incontro con il capo dello Stato, preceduto da quello con il ministro del Tesoro e seguito dalla convocazione pomeridiana di un Consiglio dei ministri.
Non è tempo guadagnato ai fini della prescrizione, che resterà  congelata nel lasso di tempo compreso tra l’udienza «saltata» ieri e il rinvio al 28 novembre. Ma è un supplemento di tempo prezioso per ridare ossigeno al tentativo di approvare (se ce ne saranno le condizioni politiche nella maggioranza) la legge sul taglio dei termini di prescrizione per gli incensurati, giusto nella sforbiciata su misura per Berlusconi e giusto in tempo utile a fulminare questo dibattimento prima della sentenza di primo grado, collocabile nel più ottimistico dei casi a metà  gennaio.
Nel processo in cui Berlusconi è imputato di aver corrotto nel 1999 con 600 mila dollari l’avvocato inglese Mills, «architetto» negli anni 90 della tesoreria estera «riservata» della Fininvest e perciò teste in due processi al Cavaliere nel 1999 e 2000, dopo molti mesi di complicazioni burocratiche era stata fissata per ieri la rogatoria con la Gran Bretagna per l’interrogatorio in videoconferenza proprio di Mills: cioè dell’ex coimputato che, non essendo stato protetto come il premier dalle incostituzionali leggi Alfano/1 (immunità  temporanea delle alte cariche di Stato) e Alfano/2 (legittimo impedimento continuativo e autocertificato), negli anni scorsi aveva visto il proprio processo approdare alla condanna a 4 anni e mezzo in Tribunale e in Appello, prescrittasi però in Cassazione con un verdetto le cui motivazioni nel 2010 hanno assunto come fatto storico documentato la corruzione del teste Mills nell’interesse di Berlusconi.
Ieri, di fronte al «legittimo impedimento» del premier, lo stesso pm Fabio De Pasquale riconosce che «non si può certo negarne» la fondatezza, pur se non sfugge che il pm fa esplicito riferimento solo all’incontro tra il premier e Napolitano, non a quello con Tremonti o all’evocato Consiglio dei ministri in extremis.
Solo che non è facile riprogrammare una rogatoria con autorità  straniere che tradiscono una certa insofferenza («Ci spiace che non si sia potuto procedere alle presentazioni», è il sarcastico congedo del giudice inglese alla fine della non udienza ieri nemmeno iniziata), e con un avvocato dai mille impegni come Mills. E va già  bene che si rinvii «solo» al 28 novembre. Si perdono così 8 udienze già  fissate, e allora le giudici Vitale-Lai-Interlandi le recuperano con altre 8 che in teoria portano l’interrogatorio dell’imputato Berlusconi al 5 dicembre e la requisitoria forse appena tre giorni prima di Natale. «Il 22 è anche il mio compleanno…», scherza Ghedini. «Stia tranquillo — sta sul medesimo registro la presidente Vitale —, anche noi signore abbiamo da preparare il pranzo di Natale…».


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