Pininfarina non produrrà  più auto

TORINO – Le linee di montaggio della Pininfarina non si metteranno più in moto. Dopo più di 80 anni di attività  la società  guidata da Paolo Pininfarina ha deciso di chiudere tutte le attività  industriali, licenziando le ultime 127 persone dello stabilimento di San Giorgio e del quartier generale di Cambiano. Gli addetti, tra impiegati e tute blu, ancora in forza al settore produzione.
Lo storico marchio torinese, sinonimo dello stile italiano in tutto il mondo, continuerà  ad occuparsi di progettazione e prototipi, non solo per il comparto auto. È la fine della produzione per conto di altri marchi e soprattutto è la fine del sogno di Andrea Pininfarina, scomparso in un incidente stradale nell’agosto del 2008, di realizzare in Piemonte l’auto elettrica del futuro. Sogno che rappresentava il futuro della Carrozzeria, in collaborazione con l’imprenditore francese Vincent Bollorè: ma la BlueCar, dopo la morte di Andrea, non è mai decollata. Si è trasformata in una royalty che la società  incassa dalla Cecomp, altra azienda torinese che sta fabbricando il primo lotto di vetture elettriche per Parigi.
Dalle fabbriche Pininfarina sono usciti modelli che hanno fatto la storia dell’auto: dalla Duetto, prodotta dagli anni ‘60 fino al 1993, alla superpremiata Peugeot 406 coupè alla Ferrari testa rossa negli anni ‘80. Poi la Mitsubishi Pajero Pinin, la Lancia Beta Montecarlo, la Cadillac Allanté. Tra il 1950 e il 2005 il gruppo Pininfarina ha realizzato complessivamente 1.090.746 vetture, di cui quasi 927 mila soltanto dal 1970 al 2005. Fino al 2010 la produzione è andata avanti: le ultime vetture sono state la Focus Coupè-Cabriolet per Ford e l’Alfa Breda e Spider. Dei tre stabilimenti di Carrozzeria ormai restava poco: nel 2010 è stato ceduta alla De Tomaso di Gianmario Rossignolo lo stabilimento di Grugliasco con i suoi 900 lavoratori. E quest’anno la fabbrica di Bairo Canavese è stata data in affitto all’azienda che produce auto elettriche per il finanziere bretone. L’unico sito produttivo rimasto era quello di San Giorgio, insieme alla sede di Cambiano.
I sindacati respingono i licenziamenti. «Con la chiusura delle attività  industriali di Pininfarina non solo si disperde un gran patrimonio, ma si perde una grande potenzialità , quella di produrre auto elettriche – sottolinea Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom – non salvare le storiche Carrozzerie di Torino è stato un atto criminale da parte della politica, nazionale e locale, che preferisce far decidere a finanzieri, da Bollorè a Marchionne, facendosi scappare i prodotti in Francia o nel Michigan, a seconda dei casi. Purtroppo i 127 licenziamenti alla Pininfarina saranno i primi di una lunga serie».


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