Statali, marcia indietro sui buoni pasto

Prima una secca smentita di Palazzo Chigi: «La norma relativa ad una presunta riduzione dei buoni pasto per i dipendenti pubblici non figura nella versione definitiva della legge di Stabilità  approvata ieri dal Consiglio dei ministri. Ogni polemica sull’argomento, pertanto, è fuori luogo e strumentale».
Poi le parole del presidente del Consiglio che ha ammesso, sia pur a mezza bocca, un ripensamento sulla norma che rischiava di far esplodere l’ennesima polemica nel pubblico impiego.
Il caso buoni pasto, dunque, si sgonfia ma soltanto perché all’orizzonte si stavano profilando dei problemi «di incostituzionalità  oltre che applicativi», come chiarisce il ministero della Pubblica amministrazione guidato da Renato Brunetta. E quindi, per evitare uno scivolone sui banchi della giustizia amministrativa «le norme riguardanti i buoni pasti e l’equo indennizzo non saranno inserite nel testo definitivo del disegno di legge di Stabilità ». Sindacati e opposizione, ma soprattutto gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici commentano positivamente la marcia indietro del governo e tirano un sospiro di sollievo.
«Durante il Consiglio dei ministri se ne è parlato ma abbiamo deciso di non farne nulla» ha chiarito Silvio Berlusconi. Che vuole stringere i tempi sul decreto Sviluppo, pronto a fare il suo ingresso in Consiglio dei ministri alla fine della prossima settimana. Domani, infatti, proseguiranno le riunioni tecniche da cui emergono, tra l’altro, nuove ipotesi, come il condono delle rinnovabili. «Mi sto occupando a tempo pieno del decreto per la crescita e per lo sviluppo» ha detto Berlusconi, «e credo che saremo pronti per la fine della settimana prossima e spero che possa davvero contenere delle misure che stimoleranno la ripresa e i consumi».
Ma sul tavolo e all’interno della legge di Stabilità , restano dei tagli che difficilmente potranno essere digeriti senza un durissimo confronto: oltre a quello di 6 miliardi di euro per i ministeri e le riduzioni pari ad un miliardo per l’edilizia sanitaria e di 300 milioni per il ministero dell’Ambiente, ci sono i 60 milioni di sforbiciata che tra il 2012 e il 2013 andranno a deprimere i bilanci del comparto sicurezza.
Ieri il capo della polizia Antonio Manganelli ha cercato di stemperare le polemiche e ha spiegato che la forte riduzione delle risorse destinate a vitto e alloggio di carabinieri, polizia e guardia di finanza potranno essere recuperati in maniera indolore: «Stiamo riparando – ha detto Manganelli – il Consiglio dei ministri ha ridotto l’entità  dei tagli e noi ci aspettiamo molto dalla vendita dei beni confiscati. Abbiamo ragionevoli prospettive di recuperare quei fondi».
Se dai sindacati di categoria e dall’opposizione si è levata una durissima protesta, anche all’interno del centrodestra, non tutti sono pronti a sostenere l’ennesimo depotenziamento delle forze dell’ordine, soprattutto all’indomani degli scontri avvenuti a Roma.


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