Sul lavoro tre morti al giorno Napolitano: strage inaccettabile

ROMA – «Inaccettabile. Su morti bianche e infortuni sul lavoro non si può abbassare la guardia, pur nella crisi economica». Insomma, la prevenzione non si può tagliare. Torna a farsi sentire Giorgio Napolitano contro quella vera e propria strage che insanguina fabbriche, cantieri e i tanti laboratori clandestini nel nostro paese.

Tre morti al giorno. Quasi mille all’anno. Nel 2010 gli incidenti sono stati 775 mila. Con un aumento delle vittime soprattutto fra le donne, come dimostra anche la tragedia di Barletta dei giorni scorsi, e nel settore dei trasporti. E aumentano le malattie professionali, il 20 per cento di denunce in più rispetto allo scorso anno. Cinque miliardi, solo lo scorso anno, la cifra degli indennizzi versati.

Un amarissimo bollettino di guerra, documentato dall’Inail, e reso noto dall’Anmil (che è l’associazione degli invalidi e dei mutilati) nella Giornata dedicata alle migliaia di lavoratori caduti o feriti sul posto di lavoro. Più sicurezza e controlli per fermare dunque la catena di morte, invoca l’associazione nel convegno al quale prende la parola anche il ministro Sacconi («qualcosa sta cambiando, l’anno scorso il numero delle vittime è diminuito rispetto all’anno precedente»). E il titolare del Welfare si è impegnato in una revisione degli indennizzi per il danno biologico.

Una sfida, quella sul sicurezza sul lavoro, «che va vinta» dice il presidente della Camera Fini.

«Le morti bianche sono un cancro da estirpare» insiste il presidente del Senato Schifani. Bersani sollecita maggiore controlli. E Di Pietro denuncia una violazione sistematica nelle aziende delle leggi contro gli infortuni. Allarme raccolto dal presidente della Repubblica, che ha già  espresso tutto il suo sdegno per la tragedia di Barletta con le cinque vittime nel crollo della palazzina, lavoranti «vergognosamente sottopagate in nero» a quattro euro all’ora. La «significativa» riduzione di morti sul lavoro nel 2010, dice Napolitano, «deve essere considerata non un traguardo ma una tappa del percorso volto ad assicurare la piena osservanza di tutte le norme». Dunque, scrive il capo dello Stato nel messaggio al presidente dell’Anmil Bettoni, pur nella crisi economica generale che negli ultimi anni ha colpito il nostro paese, «non può abbassarsi la guardia riducendo gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro». È necessario continuare a contrastare con determinazione «la piaga del lavoro nero al quale troppo spesso si accompagnano forme di sfruttamento e di violazione delle norme a tutela della sicurezza».

I dati parlano di una triste media di tre morti sul lavoro ogni giorno nel 2010. Pur registrando un lieve calo del fenomeno con 775.374 incidenti (15 mila in meno rispetto all’anno precedente) i casi mortali sono stati comunque 980. Quel che preoccupa è l’aumento dei decessi tra le donne e soprattutto nel settore dei trasporti.

Crescono i morti nella fascia compresa tra i 50 e i 64 anni. Le cifre provvisorie dei primi sei mesi del 2011 indicano che gli incidenti mortali non diminuiscono. Il dato della diminuzione secondo l’Anmil va letto con molta cautela perché si inserisce in un contesto «caratterizzato da un calo dell’occupazione». E perché «non trapelano notizie e denunce» dal mondo del lavoro nero.


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