American Airlines in bancarotta chiesta l’amministrazione controllata

NEW YORK – Era stata per anni la più grande compagnia aerea degli Stati Uniti. Ed era l’unica ad aver evitato crisi, licenziamenti e ristrutturazioni dopo gli attentati dell’11 settembre. Ma ieri anche la American Airlines si è dovuta arrendere: penalizzata da una struttura dei costi superiore ai concorrenti e afflitta dal caro-petrolio, ha avviato assieme alla Amr, la holding che la controlla, le procedure fallimentari, cioè ha fatto ricorso al cosiddetto «Chapter 11».
Nei documenti presentati al tribunale di New York il gruppo ha dichiarato di avere assets per 24,7 miliardi di dollari, debiti per 29,6 miliardi e 4,1 miliardi in contanti: sufficienti, forse, per tirare avanti qualche mese, ma non per risollevarne le sorti. Dal 2001, infatti, la holding ha perso in tutto 10 miliardi di dollari, di cui 982 milioni nei primi nove mesi di quest’anno. L’obiettivo, ora, è di approfittare dell’amministrazione controllata per ristrutturare le operazioni, ridurre i costi del lavoro, rinegoziare i debiti e riacquistare competitività .
La mossa dell’American Airlines ha subito avuto ripercussioni a Wall Street. Il titolo Amr, che già  era ai minimi dal 2003, è crollato ieri dell’85% di fronte al rischio – anzi, la quasi certezza – che alla fine del processo di ristrutturazione le vecchie azioni diventeranno carta straccia. Per tranquillizzare tutti i passeggeri, sia quanti hanno già  in mano i biglietti della compagnia, sia quelli che pensano di acquisitarli, Thomas Horton, appena nominato presidente e chief executive del gruppo al posto di Gerard Arpey, e incaricato dal board di gestire la nuova fase, ha promesso che i 616 velivoli della compagnia continueranno a decollare normalmente.
Il nuovo presidente ha inoltre confermato il maxi-piano per l’acquisto di 460 aerei, soprattutto Airbus A320 e Boeing 737, per il rinnovamento della sua flotta che è vecchia e poco efficiente. Si calcola che l’introduzione dei nuovi velivoli possa permettere un risparmio energetico dal 15 al 35 per cento.
Horton aprirà  anche un confronto difficile con i dipendenti: specie con i piloti, il cui contratto è scaduto da cinque anni e che finora si sono rifiutati di accettare gli stessi sacrifici imposti nelle altre compagnie aeree passate attraverso il «Chapter 11»: US Airways e United Airlines avevano fatto ricorso allo strumento nel 2002, Delta e Northwest tre anni dopo. E mentre l’American ha continuato sempre a operare in modo autonomo, le concorrenti hanno moltiplicato le fusioni per guadagnare economie di scala. La United ha così comprato la Continental e guida ora la classifica del settore, seguita dalla Delta che a sua volta ha acquistato la Northwest.
L’avvio delle procedure fallimentari e il crollo delle quotazioni pone l’American Airlines, che è al terzo posto nella graduatoria americana, e al quarto a livello mondiale in una posizione molto vulnerabile rispetto ad altri gruppi. C’è infatto il pericolo di un take over ostile. In particolare gli analisti di Wall Street ipotizzano una mossa della US Airways, che anni fa tentò di acquistare la Delta e che ieri ha visto le sue quotazioni salire di circa il 10 per cento. Naturalmente un tentativo del genere dovrà  passare sotto le forche caudine degli organismi anti-trust che, come si è visto nel caso di At&t-T-Mobile, hanno un atteggiamento molto più severo del passato e che potrebbero vedere di cattivo occhio il 70 per cento del traffico aereo americano nelle mani di tre soli gruppi.
Ieri anche gli altri concorrenti di American Airlines hanno visto un forte aumento dei titoli a Wall Street. La ragione? Secondo gli esperti, con l’avvio delle procedure fallimentari e poi della ristrutturazione, la compagnia sarà  meno propensa a tagliare i prezzi dei suoi biglietti, come aveva fatto negli ultimi mesi per riempire i suoi aerei, calmierando così le tariffe dell’intero settore: a vantaggio dei passeggeri ma a danno di Delta e United Continental.


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