Equa, solidale e felice a Vienna ritorna la Comune

L’idea è superare il capitalismo senza utopie totalitarie, con produzioni ecosostenibili e rapporti interni senza conflitti Nel mondo hanno aderito 400 aziende. Il fondatore: “Proponiamo il ritorno ai valori costitutivi del genere umano”.   È prioritario il benessere dei dipendenti. E niente rapporti con chi sfrutta i minori

ANDREA TARQUINI - la Repubblica Sergio Segio • 1/11/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 146 Viste

VIENNA. Goettin des Gluecks, la dèa della fortuna, si chiama l’elegante boutique a Operngasse 32 nel cuore di Vienna. Moda giovanile, sfilate frequenti, luminosi locali postmoderni. Devi entrare e parlare con le signore che ti ricevono per sapere che non c’è un capo. O che una consegna di stoffe è stata rispedita al mittente, perché prodotta in condizioni di lavoro disumane. A Bauman Glas, fabbrica ipertecnologica come mille altre, forniscono vetro high tech per aeroporti e grattacieli, ma consumando meno energia possibile. E il dialogo continuo tra sindacati e capi sul benessere sul lavoro ha la priorità  sul resto. Due luoghi diversissimi, uniti da un’idea, la comune dell’economia sociale e solidale: niente caccia al profitto né ai dividendi, ci si giudica in base a quanta cogestione e gioia dipendenti e capi hanno vissuto insieme. Cominciò un anno fa, in una serata tra amici engagé e disillusi nel bell’autunno viennese. L’idea non era nuova: superare il capitalismo senza utopie totalitarie, costruire nel quotidiano un’economia solidale. Gemeinwohl-Oekonomie, economia per il bene comune, si chiama il movimento che cresce qui in Mitteleuropa.
«Indignados, occupy, sono un motivo in più per andare oltre», dice Christian Felber, 38 anni, biondo-rossiccio, fondatore del movimento. Sono un collettivo sparso nel Mitteleuropa, qualcuno già  li chiama “comune zero” o internettianamente “comune 2.0”, ricordando la Comune n.1 dell’amore libero anti-imperialista che con Rainer Langhans e Uschi Obermeier fu simbolo del ‘68 di Berlino Ovest. Ma le comuni sessantottine avevano un luogo solo, l’appartamento, in quel mondo con miti e lotte ma senza Internet e cellulari. La “comune 2.0” vive ovunque: a casa di Christian a Brechergasse come online, nei talkshow e ai dibattiti in pubblico. Cresce: 400 aziende la sostengono, il paese reale è incuriosito.
Dalla dèa della fortuna come a Baumann Glas, l’imprenditore non si comporta come capo e non è temuto come tale: il codice della comune gli impone di cercare la gioia dei dipendenti. Non esiste un vertice o un consiglio d’amministrazione, ma un “Beistand”, che vuol dire un organo decisionale posto a fianco di chi lavora.
«Qualcuno mi bolla come comunista, io sono per l’evoluzione, non mi credo rivoluzionario», spiega Felber. «Il capitalismo non funziona, ma non chiediamo né lotta di classe né odio, vogliamo tornare all’homo socialis, contrapposto all’homo oeconomicus», dice. I militanti a tempo pieno sono almeno 150, simpatizzanti e volontari molti di più. «Siamo divisi in “Energiefelder”, campi d’energia, sottolinea Christian sorridente. «Venti Energiefelder, numero in aumento, attualmente 15 in Germania, 3 in Austria, 1 in Svizzera, 1 nel nordest italiano. Collaboriamo con l’università  di Trento. Accettiamo inviti, organizziamo incontri pubblici con studenti o imprenditori, comunità  religiose o economisti, dibattiamo sui media e online. Proponiamo il ritorno ai valori costitutivi del genere umano: fiducia, sincerità , solidarietà , liberiamoci da tensioni e conflitti della concorrenza».
Le modiste e i vetrai della comune viennese vigilano severi sui fornitori. Ok solo al fair trade e a comuni come in Sudamerica, niente acquisti da chi sfrutta minori o fa lavorare in condizioni disumane, o sarai espulso. «È un sistema a punti, un anti-rating».
Andiamo a vederne alcune, nel breve viaggio tra i tanti luoghi della comune insieme virtuale e reale. La Kwb nella Stiria, dà  lavoro a 300 persone e vende con successo impianti per ricavare l’energia dalle biomasse: mostriamo insieme che vivere bene senza l’atomo è possibile, dicono da anni operai e il “padrone” che non si fa più chiamare così. A tre ore di volo, in Egitto, l’avamposto della “comune 2.0” è la Sekem, 1800 dipendenti. Agricoltori e operai pagati e trattati bene secondo le norme del fair trade. Esporta alimentari biologici di alta qualità . Nella ricca Baviera tecnoconservatrice c’è persino un istituto di credito, la Sparda Bank: anche qui consulto permanente con dipendenti singoli e sindacati, e crediti concessi non dimenticando la solidarietà  sociale. Entro il 2013, narra Christian, «fonderemo una banca solidale ed etica: basta che diecimila persone contribuiscano, ognuna con una somma tra mille e diecimila euro». Catacomba alla luce del sole, la comune 2.0 costruisce il suo postcapitalismo conquistando ogni giorno nuovi luoghi.

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