GOVERNO POLITICO

by Sergio Segio | 17 Novembre 2011 8:03

Le immagini del giuramento nel salone delle feste restituiscono una Italia non tanto senza i politici ma, ancora di più, senza i partiti. Naturalmente l’apparenza inganna, i partiti ci sono, i nuovi ministri appartengono a “aree di riferimento” prevalentemente del centrodestra, la compagine è connotata da una forte presenza di cattolici, di manager, di economisti.
Meglio confrontarsi con il professor Ornaghi (destra cattolica) che con Calderoli (destra populista). Così come non dover combattere nella retroguardia della prostituzione, della corruzione, delle barzellette è una liberazione, tanto quanto lo è avere una terna di ministeri pesanti affidati a tre donne. Ma se le competenze sono un pregio, tuttavia non sono né neutre, né neutrali. Nel nuovo ministero la laicità  resta un tabù, la sinistra non è contemplata, e Gianni Letta, illustre escluso e squisita essenza del berlusconismo, non avrebbe sfigurato nella foto di gruppo, come del resto conferma l’elogio che gli ha riservato, davanti alle telecamere, il presidente Napolitano.
Il governo dell’economia è politica allo stato puro. Il capo del nuovo ministero ha già  espresso il suo apprezzamento alla strategia di Marchionne e alla riforma universitaria di Gelmini, a dimostrazione dell’inequivoca impronta liberista del modello Monti. Le ricette programmatiche, che oggi il presidente del consiglio esporrà  in senato, verranno di conseguenza. «Con Monti siamo in buone mani» dichiara il Pdl, e si capisce. Ma lo stesso ripete il Pd, abbagliato dal miraggio di un paese finalmente normale.
Noi avremmo preferito che il confronto elettorale tra opposte visioni e soluzioni della crisi si fosse giocato il prima possibile, dopo l’approvazione della legge di stabilità . Senza nasconderci né le divisioni profonde presenti nel nostro campo, né le insufficienze dei partiti incapaci di rappresentare l’opposizione sociale. Probabilmente lo sprofondo economico in cui siamo precipitati non aveva che questo passaggio intermedio da attraversare. Come fossimo obbligati a una sorta di camera di depurazione dalle scorie di una politica inadeguata, di destra e di sinistra. Marco Revelli (nell’articolo che pubblichiamo a fianco), ha il merito di esplicitare questa contraddizione e aprire un dibattito. Hic Rhodus, hic salta: usciti dalla bolla del berlusconismo stiamo in mezzo al guado. Ci aspetta una gara di fondo.

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