Hu Jintao sbarca in Europa da “padrone del mondo” ma la Cina frena sugli aiuti

PECHINO – Hu Jintao sbarca a Vienna con quattro giorni di anticipo sul G20 di Cannes ed è la prima volta che un leader cinese viene accolto in Europa da nuovo padrone del mondo. Nessuno dei Grandi lo ammette, ma il vertice francese ha un solo punto in agenda: convincere la Cina, e con essa Giappone e Russia, a salvare economia e banche dell’Occidente. Il nodo cruciale è la Cina, ma dopo l’euforia della scorsa settimana i dubbi su un sostegno concreto al fondo salva-Stati della Ue, aumentano ogni giorno. Nemmeno in Austria Hu Jintao si è sbilanciato. «La Cina è convinta – ha detto – che l’Europa ha la forza per superare le attuali difficoltà ». Il ministro del commercio, Chen Deming, ha però aggiunto che Pechino «è disposta ad un aiuto attivo perché tutti i Paesi sono sulla stessa barca e hanno bisogno che l’Europa torni in salute». Cancellerie e mercati del continente hanno espresso delusione. Alla vigilia del G20 speravano in qualcosa di più, mentre hanno dovuto prendere atto che Pechino non ha cambiato orientamento «Prima l’Europa deve bere la medicina – ha detto il vice ministro degli esteri, Fu Ying – poi la Cina può valutare se è il medico giusto».
Pechino aspetta e scommette che, con il tempo, investire sull’Europa renderà  sempre di più. Anche Tokyo si è infine allineata alla posizione cinese: «Prima di decidere cosa fare – ha comunicato il governo giapponese – abbiamo bisogno di studiare i documenti, conoscere i dettagli e ottenere chiarimenti tecnici sul fondo europeo di stabilità  finanziaria (Efsf). L’inviato Ue Klaus Regling, capo del fondo, rientra dall’Oriente a mani vuote e con un dubbio in più sulle richieste dei primi creditori della zona euro. Pechino e Tokyo continueranno ad acquistare i bond Efsf, ma il capo Efsf teme che la Cina abbia interesse a salvare il suo primo partner commerciale solo dopo il default «dei Paesi viziosi dell’Unione». E’ la minaccia cinese di un «euro-spezzatino», per imporre all’Occidente le condizioni Bric per il salvataggio. In Cina i media di Stato martellano sul fatto che Pechino «non sarà  il cavaliere bianco, né il buon samaritano di chi non tiene i conti in ordine». Chiaro il messaggio di Hu Jintao al G20: «Nemmeno la seconda potenza economica del mondo può permettersi di perdere soldi in Europa».
Una doccia gelata che fa partire il summit in salita: Cina e Giappone non si fidano degli impegni europei al risanamento, a cui guardano con un approccio esclusivamente di mercato. Se a Cannes si troverà  un’intesa, per la zona euro sarà  dura. Pechino potrebbe contribuire al Efsf direttamente, fornendo un back-stop su richiesta, oppure finanziando un nuovo fondo all’interno del Fmi, stanziando tra i 50 e 100 miliardi di dollari. I cinesi pretendono però che parte del contributo sia denominato in yuan, vendendo per la prima volta la propria valuta all’Europa e apprestandosi a lanciarla come nuova moneta di riserva internazionale. La Cina pone anche clausole politiche: anticipo del riconoscimento Ue della propria economia di mercato, smantellamento delle barriere commerciali anti-Pechino, sblocco dei trasferimenti di tecnologia, rivoluzione del sistema monetario internazionale e rilancio del commercio mondiale attraverso lo stop ad ogni forma di protezionismo. Partita cruciale: un’Europa in ginocchio induce la Cina a dubitare del piano di salvataggio Ue, ma un pacchetto «economia in cambio di politica» fa temere ai leader europei che il soccorso finanziario si riveli dannoso.


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