Irisbus, via libera al «verbale di ricatto»

 NAPOLI. Fabbrica Italia ha fatto un altro po’ di strada fuori dall’Italia. Lo stabilimento Fiat della Irisbus di Flumeri da ieri ha cessato ufficialmente le attività  produttive, gli autobus il Lingotto li va a fare in Francia e in Repubblica Ceca, come annunciato quattro mesi fa. L’accordo siglato nella sede irpina di Confindustria, e accettato dai lavoratori, prevede la cassa integrazione straordinaria fino a 24 mesi e l’impegno dell’azienda a verificare tutte le proposte industriali funzionali alla riapertura dello stabilimento, ma per adesso l’unica via sembrerebbe essere la cessione della fabbrica ai cinesi dell’Amsia Motors Limited, arrivati martedì a Roma. Se nei prossimi 24 mesi non si troverà  un’alternativa industriale, scatteranno quattro anni di mobilità . La cassa integrazione per crisi dovrà  però essere approvata dal ministero del Lavoro. «Più che un accordo è stato un verbale di ricatto – commenta Sergio Scarpa, segretario provinciale Fiom di Avellino – ormai è questa la prassi, come a Pomigliano e Mirafiori».

La fabbrica era occupata dal 7 luglio, quando la Fiat ne annunciò la dismissione, mesi passati in presidio e senza stipendio per 712 lavoratori più l’indotto, con la tensione al massimo a metà  ottobre quando l’azienda provò a portare via 21 autobus, commissionati dal comune di Torino. Il blocco dei cancelli, cessato ieri, è costato nove lettere di contestazione finite sul piatto della trattativa, ritirate in cambio della firma. Un atteggiamento, quello della Fiat, che non è piaciuto ai lavoratori che, contestualmente all’accordo, hanno sottoscritto un documento di condanna: innanzitutto per aver legato la cigs alla chiusura dello stabilimento, poi per aver utilizzato le contestazioni come strumento di pressione, infine chiamata in correo per governo e regione, rispettivamente accondiscendenti e silenti rispetto ai diktat di Sergio Marchionne. Tutto da decifrare il futuro dell’indotto: «Soprattutto nelle aziende sotto i 16 dipendenti sarà  difficile far ottenere la cigs – spiega Scarpa – La regione potrebbe subentrare con la cassa in deroga ma da tempo ha chiuso i rubinetti e poi si dovrà  vedere se le imprese avranno la forza di anticipare gli stipendi della cassa per un anno».
«Eravamo sicuri che la Fiat avrebbe trovato il modo di chiudere i battenti – spiega Dario Meninno, Rsu Fiom – In una delle trattative chiedemmo se con i soldi sul tavolo sarebbero restati, andiamo via lo stesso ci risposero. Pensavano di prenderci per fame e poi per stanchezza, invece hanno dovuto spararci al cuore. Sul campo abbiamo vinto noi». L’attenzione si sposta sulla trattativa avviata con l’Amsia. L’azienda asiatica opera sui mercati internazionali per conto del colosso metalmeccanico cinese Dfm, che ha un volume d’affari annuo di 600 miliardi di dollari, 1.300.000 i veicoli industriali prodotti ogni anno, 124.000 dipendenti in tutto il mondo. La delegazione arrivata nella capitale è guidata dal presidente e ad Mostafa Zeauddin Ahmed, domani potrebbero incontrare i vertici del Lingotto che, stando a indiscrezioni, hanno posto due condizioni: la rinuncia a operare sul mercato europeo per i primi anni e la cessione solo di una parte del terreno alle spalle dello stabilimento (la Fiat conta di sfruttare i suoli in vista della costruzione di una centrale termoelettrica).
Dalla ambasciata cinese in Italia sembrano arrivare conferme sull’intenzione di Dfm di rilevare lo stabilimento in provincia di Avellino per la costruzione di autobus, resta perplessa la Cgil. «Pare che si siano incontrati con un ministro – conclude Scarpa – non con Paolo Romani però, noi comunque non li abbiamo mai visti, tutto quello che abbiamo è una mail. In ogni caso la Fiat cercherà  di mettere dei paletti prima di far entrare un competitor nel suo mercato protetto». I sospetti della Fiom nascono dal fatto che si sia chiesta la procedura di liquidazione solo per la Irisbus di Flumeri, mentre resterebbero in funzione il sito di Padova (che si occupa del commerciale) e di Torino, dove si fa ricerca. Questo permetterà  alla Fiat di partecipare alle gare per ammodernare il trasporto pubblico locale che, prima o poi, l’Italia dovrà  bandire visto che la Ue impone la sostituzione di mezzi con più di 13 anni, ad oggi oltre 28 mila.


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