La rabbia degli elettori vale 4 milioni di voti così la sinistra ha perso la classe media

MADRID – Non hanno stravinto i Popolari, come i titoli dei giornali e il numero di seggi in Parlamento (maggioranza assoluta, «Destra assoluta» scriveva ieri il quotidiano Publico) potrebbero far pensare a un osservatore disattento, a chi non conosca il sistema elettorale spagnolo né la composizione sociale e culturale dell’elettorato. Hanno straperso i socialisti. Non hanno stravinto i cattolici né i militanti dell’Opus, che per quantità  e qualità  sono sempre quelli: di cattolicesimo diffuso è del resto permeata la Spagna intera, laici devoti in ogni dove segnati a fuoco fin dall’infanzia dal marchio indelebile del precocissimo indottrinamento su colpe e peccati, doveri e precetti di carità  solidale. Non è la rivincita in forze dell’esercito di Rouco Varela, il presidente della Conferenza episcopale che si è affrettato ieri a intestarsi la vittoria garantendo a Mariano Rajoy «il pieno appoggio spirituale» suo personale e della Chiesa tutta. No. Hanno stravinto – consegnando al paese alla destra, esito istruttivo assai – gli indignati del 15M che solo chi non sa di cosa parla può identificare in gruppuscoli di giovani ribelli usciti dai centri sociali, un irreale abbraccio fra punkabbestia ed estremisti di sinistra rabbiosi, “los indignados” essendo invece come sa bene chi li ha seguiti ed ascoltati in questi mesi una porzione vastissima della società  spagnola: insegnanti, dirigenti d’azienda, piccoli e medi imprenditori e certo, insieme, i loro ex dipendenti oggi disoccupati, i loro studenti, i loro figli.
Gli indignati volevano rompere il bipolarismo, punire il Psoe per la sua sordità  ostile riscattata solo in articulo mortis dall’apertura di Rubalcaba che ha assorbito nel suo programma alcune delle loro parole d’ordine (che non si espropri la casa a chi non può più pagare il mutuo, per esempio: centinaia di migliaia di famiglie della classe media sono state per questo messe per strada dalla forza pubblica. Potete immaginare una famiglia della piccola borghesia che resta senza casa e va a vivere negli ostelli per i senza tetto? Fatelo, e capirete di cosa stiamo parlando). Volevano che gli elettori non andassero a votare, o che annullassero semmai il loro voto, o che in terza istanza votassero partiti minori, né Ppe né Psoe. È andata esattamente così, e basta osservare i numeri che non sono opinioni per averne conferma. Basta far di conto.
Il partito Popolare ha preso mezzo milione di voti in più dell’ultima volta. Cinquecentomila voti, su un elettorato di 24 milioni e mezzo di persone, vanno e vengono: certo segnalano un incremento del gradimento, in altre circostanze e con altri sistemi elettorali si sarebbe detta una “positiva tenuta” del consenso. Con questo sistema, invece, mezzo milione di voti significa trentadue seggi in più: trentadue, cappotto. Il Ppe era all’opposizione con dieci milioni e trecentomila voti, diventa dirompente maggioranza assoluta con dieci milioni e ottocento mila. Il fatto è che nell’altra metà  campo, se ancora si può parlare di due metà  campo a bipolarismo minato, il Psoe ha perso 4 milioni e mezzo di voti. Sei milioni e 900 mila voti, il peggior risultato in 34 anni di democrazia, sotto il 30 per cento. Gonzalez perse con 9 milioni e mezzo. Almunia con 7 milioni e nove. Rubalcaba scende sotto il muro dei 7. Gli spagnoli, in definitiva, hanno abbandonato il Psoe. Hanno punito chi li governava. Se ne sono andati via, come la capillare propaganda piazza per piazza degli indignati chiedeva: un milione di persone più del 2008 non è andata a votare, cresce di quasi quattro punti l’astensione. Il non voto, dicono ora con l’agio del poi gli analisti, viene dall’ex socialismo. Seicentocinquantamila persone hanno votato bianca o nulla, molte seguendo le indicazioni di protesta alla lettera: una fetta di prosciutto nella scheda, un’invettiva, uno slogan di protesta. E siamo a un milione e seicentocinquanta mila voti in meno rispetto al 2008, per il Psoe. A voler fare la tara diciamo un milione e mezzo. Seconda indicazione di voto, dalle piazze: se volete andare alle urne votate i partiti minori. E allora andiamo a vedere l’exploit degli altri partiti di sinistra. Izquierda unida coglie il suo secondo miglior risultato di sempre: gli ex comunisti quasi raddoppiano l’elettorato, 700 mila voti in più. Se li volessimo mettere tutti in conto alla fuga dal Psoe, insieme ad astenuti, bianche e nulle, saremmo a due milioni e duecentomila schede in meno per Rubalcaba.
Ne mancano ancora altrettanti a spiegare la sconfitta, la colossale “derrota”. Basta scorrere ancora l’elenco: l’UpyD di Rosa Diez, una ex dirigente del Psoe che in polemica coi metodi e i programmi del partito di Zapatero nel 2007 ha fondato il suo personale movimento per «il rinnovamento della politica di sinistra», ha preso un milione e mezzo di voti ed è diventata la titolare del quarto partito di Spagna. Prende cinque deputati e per pochi decimi non costituisce gruppo parlamentare. Amaiur, la sinistra estremista basca erede di Batasuna, neonata formazione politica in Euskadi, esplode e prende 330 mila voti e 7 seggi doppiando i moderati del Pnv, il partito nazionalista. Gli ambientalisti di Equo guidati da un leader di Greenpeace festeggiano i 200 mila voti. Gli animalisti anticorrida del Pacma ne prendono 100mila, roccaforte in Catalogna dove la corrida è stata appunto proibita per legge. I Pirati di Catalogna ne prendono 25 mila e 27 mila i giovani del Pum+j, un partito che porta nella sigla il lessico degli sms col segno + al posto di più: «Per un mondo più giusto». Fate i vostri conti, e poi andate anche a calcolare l’incremento di Convergencia y Union, i centristi democristiani che governano la Catalogna, regione produttiva e culturalmente trainante, storicamente di sinistra (Barcellona è l’unica città  insieme a Siviglia dove il Psoe abbia vinto): un successo notevole, premiato in termini di seggi da una legge elettorale che vorrebbe tutelare le minoranze dando la preminenza ai collegi e che risulta oggi, in casa socialista, la prima responsabile della disfatta.
Ecco dove sono andati i voti socialisti. E nemmeno per un attimo si potrà  parlare di “colpa” del movimento. Solo chi non conosce la Spagna dirà  che gli indignati hanno “colpa” della sconfitta socialista. La colpa, per restare alle categorie morali del cattolicesimo, è tutta del Psoe e della sua presuntuosa sordità  alla voce dell’elettorato. Non è neppure vero che la responsabilità  sia tutta della crisi economica, che i disillusi di oggi siano gli illusi di ieri. A Benalup, provincia di Cadice, la cittadina col più alto tasso di disoccupazione di Spagna – oltre il 40 per cento – il Psoe ha battuto il Ppe di dieci punti. Non basta aver perso il lavoro per votare la destra. Serve uno sforzo di intelligenza e di ascolto per sapere e capire cosa sta succedendo in Spagna, cosa è successo già . Rajoy ha detto che non farà  miracoli, ieri. Avrà  vita molto difficile, e lui sì lo sa bene. La maggioranza assoluta in Parlamento non è il consenso nel paese. Proprio non lo è.


Related Articles

Il minareto americano e i timori di casa nostra

“È un segno di decadenza dei popoli quando gli dèi cominciano ad essere comuni… Quanto più forte è un popolo, tanto più il suo dio è particolare”. Questo abbassamento di Dio a semplice attributo della nazionalità , finalizzato a indicare il popolo russo come l’unico popolo “portatore di Dio”, costituisce motivo di tormento per Fedor Dostoevskij.

La tela pachistana di Lady Taliban La diplomatica Usa indagata dall’Fbi

Amica dei Clinton, odiata dall’India. Ora è sospettata di essere un agente doppio

Guerra fredda. Gli USA di nuovo alla ricerca di una «pistola fumante»

Come tutte le guerre anche questa si trascina un rumoroso corteo di pregiudizi, semplificazioni, bugie e mezze verità che si chiamano propaganda o fake news. Ne siamo tutti vittime. In primo luogo gli americani

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment