La sconfitta di Julius il leader che ha tradito il sogno di Mandela

L’African National Congress del Sudafrica è una delle organizzazioni politiche più antiche del mondo che siano oggi al potere. Fra due mesi celebrerà  un secolo di vita. Il centennale è però segnato da una delle peggiori crisi nella sua lunga e nobile storia. Ieri la commissione disciplinare del partito ha sospeso per cinque anni il leader della Lega Giovanile, Julius Malema, un trentenne noto per il suo populismo radicale e le sue affermazioni estremistiche in netto contrasto con la linea del Congress. Un uomo sospettato di corruzione e di frode fiscale, che si comporta da mafioso con i giornalisti che osano sottoporre a scrutinio il suo operato. Le accuse politiche che hanno portato alla sua sospensione sono pesanti: aver seminato la divisione nel partito e averlo messo in discredito.
Il guaio è che Julius Malema gode di vasta popolarità  nella base dell’Anc, specie tra i più poveri e i più giovani. Nel giugno scorso è stato rieletto trionfalmente alla presidenza della Lega giovanile per un altro triennio, senza che nessuno osasse candidarsi contro di lui. La carica è una delle più importanti nel partito e tradizionalmente considerata una base di lancio per l’assalto al vertice del potere. La cosa si spiega facilmente considerando la bassa età  media della società  sudafricana. Né va dimenticato che tra i fondatori della Lega giovanile – il giorno di Pasqua del 1944, contro la volontà  del leader del Congress di quel tempo – c’era un venticinquenne che si chiamava Nelson Mandela.
C’è tuttavia una differenza capitale. All’epoca l’Anc era un movimento che si batteva per l’emancipazione dei neri sudafricani in un Paese dominato dai bianchi. I giovani di allora volevano che la sua lotta fosse più coraggiosa, la sua azione più incisiva. Oggi è un partito di governo – un partito di potere, secondo molti un partito-regime – da 17 anni. Controlla i ministeri, le imprese pubbliche, il commercio estero, le commesse di Stato. È animato da un ceto di politici-affaristi molto ricchi e chiude sistematicamente gli occhi su una corruzione diffusa e rampante. Julius Malema è un buon esempio. Nato poverissimo, figlio di una domestica, oggi è miliardario e gira in Aston Martin. Le sue imprese di costruzioni ricevono pingui commesse dallo Stato. Quando un giornalista del City Press ha pubblicato un’inchiesta denunciando la pessima qualità  delle opere realizzate dalle aziende di Malema, la Lega giovanile ha replicato divulgando l’indirizzo privato del reporter e le targhe delle macchine sua e della moglie. Secondo i giornali sudafricani Malema è indagato anche per riciclaggio di denaro sporco.
L’affarismo di Malema va di pari passo con il suo estremismo politico. Di ritorno da un viaggio in Zimbabwe l’anno scorso espresse appoggio al dittatore Robert Mugabe, sostenendo che anche in Sudafrica bisognerebbe espropriare le terre dei bianchi. Criticò gli oppositori di Mugabe con l’argomento che il loro partito aveva un ufficio a Sandton, lussuoso sobborgo settentrionale di Johannesburg. «Anche lei abita a Sandton», obiettò un cronista (bianco) della Bbc. Malema lo cacciò dalla conferenza stampa dicendo che esigeva le sue scuse; ma l’indomani a scusarsi fu, a nome suo, l’African national congress.
A esaurire la pazienza dell’Anc è stata una dichiarazione recente contro il governo del vicino Botswana. Trovandolo evidentemente troppo moderato per i suoi gusti, Malema ha dichiarato che auspicava «un cambiamento di regime» nel Paese confinante. Adesso i suoi fan – sono migliaia – scendono in piazza per lui dicendo che è innocente e non ha fatto nulla di male. Nelle prossime ore dovranno scegliere: fra Julius Malema e l’African national congress.


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