Ma Camusso tenta l’ultima carta per portare Landini al tavolo

Il rischio lo ha ben presente Roberto Di Maulo, segretario del sindacato autonomo Fismic: «In mancanza di intesa l’azienda potrebbe procedere con un regolamento unilaterale che sarebbe la vera fine delle relazioni sindacali». Per evitare questo scenario non c’è che una strada, già  tracciata: una trattativa in tempi stretti, a partire dalla prossima settimana, fra azienda e sindacati, per estendere a tutti gli stabilimenti Fiat il «contratto di primo livello» del 29 dicembre 2010, già  applicato a Pomigliano e che era previsto fosse utilizzato a Mirafiori e Grugliasco, le altre due fabbriche che nel corso dell’ultimo anno hanno “strappato” rispetto al sistema Confindustria-Federmeccanica.
Se è così, anche il finale è scontato: la Fiom-Cgil non firmerà , così come non ha firmato un anno fa, e resterà  fuori da tutti gli stabilimenti Fiat, perché il nuovo eventuale contratto prevederà , in linea col testo del 29 dicembre 2010, che solo i sindacati firmatari possono costituire le Rsa, le Rappresentanze sindacali aziendali. Un percorso e un finale che non piacciono alla Cgil, dove il segretario Susanna Camusso spingerà  sì affinché la Fiom partecipi al negoziato, ma senza farsi troppe illusioni perché — è il ragionamento che fanno ai piani alti — in queste condizioni è probabile che i sindacati vengano messi davanti a «un prendere o lasciare», e allora come si fa a pretendere che improvvisamente la Fiom accetti tutto ciò che ha rifiutato per un anno? Non a caso ieri il leader della Fiom, Maurizio Landini, ancor prima che arrivasse la notizia della disdetta dei contratti decisa dalla Fiat, aveva affermato che l’ipotesi di «estendere l’accordo di Pomigliano a tutti i 72mila lavoratori del gruppo, non vuol dire solo estendere un brutto accordo, ma modificare la natura stessa dell’organizzazione sindacale: si passerebbe infatti a una fase di sindacato aziendale e corporativo».
Stando così le cose, il vertice della Cgil coprirà  le decisioni di Landini, perché non può far altro, se non, come ha già  fatto ieri con Vincenzo Scudiere, chiedere l’intervento del governo. In fondo, questa è solo l’ultima conseguenza di scelte che la Fiom ha fatto un anno e mezzo fa, nella trattativa che portò alla rottura su Pomigliano, e che — è vero — non hanno mai convinto Camusso, la quale però non può nemmeno accettare che la Fiat butti la Fiom fuori dalle fabbriche. Insomma, una vicenda nata storta per la Cgil, e che a questo punto è difficile raddrizzare. Camusso, d’altra parte, non l’ha mai drammatizzata, perché non crede all’effetto contagio. Tutte le volte che qualcuno le ha paventato questo rischio, ha sempre risposto: «Se ne parla da un anno, ma non è successo». E non succederà , secondo il segretario della Cgil, che vede nella linea della Fiat di Marchionne «il tipico comportamento del monopolista», il quale non ha bisogno che associazioni di categoria gestiscano le relazioni sindacali allo scopo di stabilire regole uguali per tutte le aziende di un settore. Il monopolista, quale è la Fiat nell’auto, fa insomma come faceva un tempo la Sip nelle telecomunicazioni, le Fs e le Poste in altri settori. Non a caso, contratto di «primo livello», quello stipulato con Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl il 29 dicembre 2010, significa che esso sostituisce il contratto nazionale dei metalmeccanici, stipulato appunto tra Federmeccanica e sindacati, che la Fiat di Sergio Marchionne ha deciso di abbandonare per liberarsi del conflitto con la Fiom, sostituendolo con un contratto aziendale che prevede rapporti sindacali solo con le organizzazioni firmatarie. Cioè con Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Che ora premono per far presto.
Sanno che la strada è tracciata, ma puntano lo stesso a casa un contratto Fiat migliorativo dell’accordo di Pomigliano. Spiega Bruno Vitali (Fim): «Bisogna poter discutere del premio di risultato e vogliamo che le normative su orari e assenteismo siano decise a livello di stabilimento». Insomma, anche i sindacati dialoganti si preparano a rilanciare. Del resto non è la stessa Fiat, nella sua lettera di disdetta, a ipotizzare accordi «migliorativi» dei vecchi? Un aggettivo al quale si attacca anche il leader della Uilm, Rocco Palombella. Camusso, invece, quando ha letto questo passo della missiva Fiat, ha commentato ironica: «”Migliorativi” per chi?».


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