Nord Stream, un fatto tra tanti non-avvenimenti

Nel frattempo, con un’attenzione minima da parte dei media e di Internet, l’8 novembre è stato inaugurato a Lubmin il gasdotto Nord Stream, in presenza del presidente russo Medvedev e dei primi ministri di Germania, Francia e Olanda, oltre al direttore di Gazprom, la società  di esportazione russa di gas, e del commissario europeo all’Energia. Questo è un fatto geopolitico che cambia fondamentalmente la situazione, a differenza di tutti gli altri non-avvenimenti ampiamente dibattuti.
Che cos’è Nord Stream? È semplicemente un gasdotto che attraversa il mar Baltico, da Vyborg, vicino a San Pietroburgo in Russia, a Lubmin in Germania, vicino al confine polacco, senza passare per nessun altro paese. Dalla Germania, può poi proseguire in Francia, Olanda, Danimarca, Gran Bretagna e in altri paesi fortemente interessati a comprare gas russo. Nord Stream è un accordo tra imprese private, con la benedizione dei rispettivi governi. La russa Gazprom ne controlla il 51%, due compagnie tedesche il 31% e una società  francese e una olandese il 9% a testa. Gli investimenti, in proporzione al controllo di capitale (e i potenziali profitti) sono tutti privati. L’elemento chiave di questo accordo è che il gasdosso non attraversa la Polonia né nessuno stato baltico, né la Bielorussia o l’Ucraina. Di conseguenza, tutti questi paesi non solo perdono gli eventuali diritti di transito, ma non possono sfruttare il percorso per sospendere le forniture di gas all’Europa occidentale per far pressione sui negoziati con la Russia.
L’agenzia di stampa tedesca, la Deutsche Welle, ha titolato questa informazione: «Nord Stream: un progetto commerciale con una visione politica». Le Monde ha titolato: «Gazpron si impone come un protagonista globale dell’energia». Joseph Bauer, un esperto in materia energetica della Deutsche Bank Research a Francoforte, ritiene che sia «un progetto sia politico che commerciale».
Nel frattempo, i russi hanno detto ai cinesi che non venderanno loro del gas a un prezzo del 30% inferiore a quello fatturato agli europei, spiegando che non vedono la necessità  per la Russia di sovvenzionare l’economia cinese. Hanno fatto capire chiaramente al Turkmenistan, che ha enormi risorse di gas naturale, che non sono pronti ad accettare un’esportazione di gas che non passi attraverso la Russia. Il varo del Nord Stream arriva pochi giorni dopo l’annuncio del nuovo presidente del Kirghizistan sull’intenzione di chiudere la base aerea militare Usa di Manas all’espirazione del contratto nel 2014. Questa basa è stata cruciale per i rifornimenti statunitensi in Afghanistan. Chiaramente, la Russia sta rafforzando il suo controllo sulle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.
Sia l’Europa centro-orientale che gli Stati uniti stanno scoprendo la difficoltà  di impedire la nascita di un asse Parigi-Berlino-Mosca. Le strutture dell’Unione europea si stanno piegando di fronte a questa realtà , così come molti dei paesi dell’Europa centro-orientale. La situazione è molto difficile per l’Ucraina, che è spiazzata da questi sviluppi. E gli Stati uniti? Che cosa possono fare in realtà ?
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