Piazza Affari positiva ma non decolla e lo spread resta sopra quota 500

BRUXELLES – Mentre la crisi dell’euro manda di nuovo alle stelle gli spread tra i titoli di debito tedeschi e quelli degli altri Paesi dell’Unione monetaria tutti, dalla Merkel a Barroso, da Juncker a Van Rompuy, si dicono pronti a fare di più e a varare anche riforme dei Trattati per far nascere un vero governo europeo dell’economia. Ma intanto, di fronte alla questione cruciale e urgentissima di un possibile ruolo della Banca centrale come salvagente dell’eurozona, dalla Germania arriva una nuova salva di veti che non semplifica certo le cose.
Ieri è stata una nuova giornata nera per la stabilità  della moneta unica. L’euro ha recuperato sul dollaro e la Borsa italiana ha chiuso leggermente positiva (+0,79%). Nonostante il varo dei governi di emergenza in Italia e in Grecia, però, il differenziale (spread) tra i rendimenti dei bund tedeschi e di quelli di quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione monetaria è andato inesorabilmente aumentando. I titoli italiani hanno registrato uno spread di 519 punti; quelli spagnoli sono balzati a 460; quelli belgi a 315. Ma sono stati soprattutto i titoli di debito francese a scatenare l’allarme raggiungendo quota 195, ormai molto vicina alla soglia psicologica dei 200 punti che inevitabilmente metterebbe in discussione il rating tripla A di cui gode lo stato francese.
Anche il rendimento dei titoli olandesi e austriaci, altri due stati benedetti dalla tripla A, è in salita. Segno che la sfiducia dei mercati non si concentra più su sulle debolezze di questo o quel Paese, ma investe ormai la capacità  di coesione dell’intera zona euro. Un fenomeno che ha spinto il presidente della Commissione, Barroso, a dichiarare ieri davanti al Parlamento europeo: «Siamo ora di fronte a una vera e propria crisi sistemica che richiede un impegno anche maggiore da parte di tutti, e questo comporta misure ulteriori e molto importanti».
Barroso ha annunciato che presenterà  la settimana prossima proposte per rafforzare la disciplina di bilancio, chiedendo per la Commissione in diritto a esprimere un parere preventivo sulle bozze delle finanziarie nazionali e a proporre eventuali emendamenti direttamente all’esame dei parlamenti. Barroso ha aggiunto che comunque una maggiore integrazione richiederà  una modifica dei trattati: «Ma non prendiamoci in giro: le modifiche dei trattati richiedono tempo e non possono essere la soluzione immediata».
Concetti simili sono stati espressi anche dal presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, e dal presidente dell’eurogruppo, Jean Claude Juncker. «Dobbiamo riconoscere la necessità  di una condivisione di sovranità  per tutti i membri dell’eurozona, e non solo una perdita di sovranità  per i paesi in difficoltà », ha detto Van Rompuy. E Juncker: «Dobbiamo avere l’ambizione di un governo europeo dell’economia».
Persino la Merkel, ieri, ha sostenuto la necessità  di modificare i trattati. «Noi siamo pronti a rinunciare a parte della nostra sovranità . Per la Germania è necessario andare in questa direzione per dimostrare ai mercati e al mondo che l’euro non si dissolverà », ha dichiarato ricevendo il premier irlandese. Ma poi, sulla questione cruciale del ruolo della Banca centrale europea, ha platealmente contraddetto il suo ospite. «Solo la Bce ha la capacità  di intervenire come frangifuoco invalicabile» ha detto il primo ministro irlandese Enda Kenny riferendosi al dibattito in corso in cui molti, tra cui la Francia, vorrebbero che la Banca centrale si facesse garante dei debiti dell’eurozona, come la Fed ha fatto per il debito Usa. Ma la Cancelliera lo ha seccamente smentito: «Da come noi vediamo i trattati, la Bce non ha la possibilità  di risolvere questi problemi».


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