Portogallo, la fine delle illusioni

Vivere sull’orlo del baratro non è cosa semplice: una settimana fa, il primo ministro conservatore Pedro Passos Coelho annunicava solennemente una delle misure più dure per l’anno che verrà : i funzionari pubblici e i pensionati che guadagnano più di mille euro al mese non avranno tredicesima e quattordicesima, sia nel 2012 che nel 2013.

Il problema del Paese è quello di avere un’elite capitalista senza capitali. In parte perché gli espropri, dopo il 1975 (anno in cui terminarono quasi cinquant’anni di dittatura) non hanno ricevuto adeguata compensazione. Poi perché i dividendi del capitale, tenuto al sicuro in banche svizzere, sono stati distribuiti solo a pochi. In aggiunta, perché non si è voluto cedere il controllo delle quote all’estero. Infine, perché molte grandi imprese sono mal gestite. In borsa, la struttura aziendale si sta sgretolando al ritmo del 4 percento.

Aggrappato a una crescita, per il 2012, del 2,8 percento, tutelato a distanza dalla ‘troika’ (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), che a maggio accordò un prestito da 78 miliardi di euro, precipitato in una situazione che lo stesso governo ha definito di ‘emergenza nazionale‘, il cittadino portoghese si sveglia ogni giorno con notizie angoscianti. Giorni fa, Carlos Almeida, dell’Associazione nazionale pompe funebri (Anel) assicurava nella pubblicazione Informacao che tra il 20 e il 30 percento dei portoghesi contraggono debiti per pagare il funerale dei genitori, e che il panorama del settore peggiora di giorno in giorno. Lo Stato sopprimerà  alcuni sussidi nelle assicurazioni sulla vita dei suoi dipendenti. Il ministero della Cultura annuncia che si ridurranno i giorni di ingressi gratis ai musei; le Ong che lavorano nella sanità  smetteranno di ricevere sovvenzioni; verranno eliminati alcuni giorni festivi; gli imprenditori del settore privato potranno obbligare i lavoratori a rimanere una mezz’ora in più per aumentare la produttività .

Passos Coelho era saldo al potere alla fine di settembre, ed è ancora il leader politico più apprezzato in patria e all’estero. Nonostante questa settimana, secondo un sondaggio del settimanale Expresso, abbia perso qualche punto in popolarità , il suo partito Socialdemocratico, di centro-destra, è ancora la formazione più votata.

Il primo ministro ha detto che tasse, tagli ai sussidi e alla spesa verranno ulteriormente intensificati il prossimo anno. La disoccupazione salirà  al 13,4 percento, il gettito fiscale scenderà  di nuovo, i pagamenti del welfare saliranno e i consumi si contrarranno. La coalizione di centro destra ha i voti sufficienti ad applicare le misure draconiane, approvate anche dal partito socialista all’opposizione. Potrebbe non bastare, perché l’Unione europea ha avvertito dal G20: Lisbona si prepari a una nuova ondata di tagli. Il 24 novembre si terrà  uno sciopero generale. E sono in molti a sperare che Lisbona non diventi una nuova Atene.


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