“Case gratis ai figli dei prefetti” ecco l’Affittopoli del Viminale

APPARTAMENTI da 200 metri quadrati nella Roma chic occupati da dirigenti della Polizia in pensione, da parenti e da figli di prefetti in carica. Una procedura di assegnazione fumosa, sulla quale il Dipartimento indaga anche se rivendica «criteri di discrezionalità  legati in alcuni casi a motivi di sicurezza».
L’affittopoli romana della Polizia di Stato è un caotico giro di case del ministero dell’Interno assegnate gratuitamente o affittate a canoni irrisori a chi non ne avrebbe più diritto, perché in pensione, o perché quel diritto non l’ha mai avuto.
Emblematico il caso dell’ex questore di Roma Marcello Fulvi. Nonostante sia in pensione da oltre un anno, e nonostante sia stato nominato commissario prefettizio a Quarto in provincia di Napoli, occupa ancora un appartamento di 150 metri quadrati in un bel palazzo di via Simeto, quartiere Pinciano Parioli.
C’è poi chi, per la carica ricoperta o perché già  proprietario di case a Roma, non dovrebbe rientrare nelle assegnazioni. Il romano Maurizio Billi, direttore della banda musicale della Polizia, ad esempio, che ha un alloggio di servizio alle spalle della scuola tecnica, ex reparto mobile Castro Pretorio. «È tutto regolare – sostiene – l’ho ottenuto anni fa direttamente dal capo della Polizia». In base a criteri, appunto, discrezionali, tra i quali però non si intravedono esigenze di sicurezza.
Altro caso, il primo dirigente Tiziana Terribile. Ora ha un incarico non operativo al Dipartimento di Pubblica sicurezza, ma ottenne un alloggio di 200 mq nella centralissima piazza del Collegio Romano quando il capo della Polizia Antonio Manganelli la nominò sua segretaria. Oggi, vive ancora lì e per i piantoni dello stabile è rimasta la «segretaria del capo». «La segretaria di Manganelli? – dicono – sì abita qui, potete entrare anche dal retro del palazzo».
La fotografia dell’affittopoli della Polizia è contenuta in un dossier del sindacato di Polizia Silp Cgil di Roma, realizzato dopo un monitoraggio svolto sui 230 appartamenti (dai 100 ai 250 metri quadrati) assegnati a funzionari e prefetti distribuiti nei quartieri della Roma bene, dai Parioli, all’Ara Pacis, dal Colosseo a Prati. «Ci risulta – dice Gianni Ciotti, segretario provinciale del sindacato di Polizia Silp Cgil – che almeno il 20 per cento di questi, una cinquantina di case, sia occupato abusivamente da pensionati della Polizia e anche da ex mogli e figli di aventi diritto. Soggetti che nella giungla legislativa delle assegnazioni non hanno proprio né titoli né requisiti per poter usufruire dell’agevolazione».
Sacche di privilegio in un’amministrazione, quella della Polizia di Stato, che sconta pesanti tagli alle risorse, tanto che c’è stato, negli ultimi mesi, come ricorda il sindacato, “persino un razionamento della benzina per le volanti”.
Nella “lista nera” del sindacato romano sono finiti altri nomi. L’attuale questore di Arezzo, Felice Addonizio, oltre ad avere una casa di proprietà  nella capitale e l’alloggio di servizio ad Arezzo, risulta ancora residente in un appartamento, vista Colosseo, all’ultimo piano di un palazzo in via Marco Aurelio. Suo dirimpettaio il questore Aldo Nardiello, ex vicario di Roma, attualmente in servizio all’Ufficio centrale ispettivo, un incarico che non prevede il “benefit” alloggio.
C’è pure il nome di Antonio Tomassetti che in pratica si è assegnato un alloggio da solo. Quando ha ricevuto un enorme locale sulla Portuense infatti ricopriva l’incarico di gestire le pratiche per le assegnazioni delle case ai colleghi, in qualità  di dirigente dell’ufficio tecnico logistico della Questura. Poi è stato spostato altrove ma quell’appartamento è ancora suo. Così come risulta aver usufruito di un loft nel cuore di Roma, via del Teatro Marcello, il prefetto Mario Esposito, ottenuto quando era direttore della V divisione della Polaria, mantenuto malgrado il trasferimento alla direzione dell’Istituto superiore di Polizia, e abitato nei dodici mesi successivi alla pensione.
Anche chi ha cariche minori, per i soliti oscuri motivi “discrezionali” è riuscito ad avere gli alloggi di servizio. Ci sono 33 tra ispettori, agenti e assistenti, che abitano un intero palazzo dell’amministrazione, senza alcun titolo. Lo scorso 12 ottobre qualcuno si è accorto dell’abuso che durava da 35 anni e a più di un poliziotto è stata recapitata la notifica di sfratto esecutivo. «Stranamente – dice ancora Ciotti – qualcuno sta cominciando a mettere a posto le cose, ma come sempre si comincia dal “basso”. Mi sta bene che le irregolarità  vengano sanate, ma adesso voglio proprio vedere se gli sfratti arrivano anche a chi sta in alto».
In quello stesso palazzo di via Trionfale, un alloggio della Polizia, da anni, è stato addirittura trasformato in uno studio legale dove esercita la figlia di un ispettore in pensione.
«Ci sono dei criteri di massima che tengono conto, ovviamente, della qualifica e dell’incarico del beneficiario – spiegano dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza – il margine di discrezionalità  è legato a motivi di opportunità  e sicurezza che, come intuibile, non è sempre possibile far conoscere a terzi». Da un lato quindi l’esigenza di mantenere la riservatezza su situazioni delicate. Dall’altro però lo stesso Dipartimento riconosce l’esistenza di occupazioni “abusive”. Tanto che proprio negli ultimi tempi sono state riviste alcune posizioni e ordinati gli sfratti. Come nel caso del “palazzo degli ispettori” al Trionfale.
Il patrimonio immobiliare in questione vale 400 milioni di euro, appartiene al demanio ma è affidato al Viminale per ospitare le alte cariche della Polizia. Secondo una bozza di regolamento presentata a marzo dal Dipartimento di Pubblica sicurezza ai sindacati interni, hanno diritto ad usufruire di alloggi di servizio a titolo gratuito (il 60% del totale dei locali) una serie di alti dirigenti e funzionari. Per il restante 40% è previsto che il titolare paghi un canone mensile, un obolo, che oscilla dai 250 ai 400 euro.
«Trovo già  scandaloso – incalza Gianni Ciotti – che persone che guadagnano dai 6 ai 9mila euro al mese (questo lo stipendio medio di un prefetto, ndr) ne usufruiscano, quando colleghi che guadagnano 1.300 euro al mese sono costretti a pagarne 800 di mutuo o di affitto. Ma poi, perché il Viminale si rifiuta di spiegarci in base a quale regolamento si fanno le assegnazioni? Che fine ha fatto quella bozza? E perché non ci hanno voluto mostrare neanche una mappa ufficiale di questi alloggi?».


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