Un miliardo di affamati, altrettanti obesi Summit su emergenza acqua e sprechi

Nel 2050 al mondo saremo in nove miliardi: probabilmente le diete saranno più esigenti, sicuramente il cambiamento climatico renderà  aleatoria la produzione agricola. «La gente non si rende conto dell’impatto che ha il cibo sull’ambiente e sul riscaldamento globale», spiega Barbara Buchner, direttrice del Climate Policy Initiative di Venezia. «Sapere che mangiare sano fa bene anche al pianeta potrebbe guidare il consumatore a scelte più consapevoli», spiegherà  nel suo intervento mercoledì alle 9. È il concetto di doppia piramide elaborato dal Bcfn. Due facce della stessa medaglia. Da una parte i cibi in scala nutrizionale, dall’altra in funzione del loro impatto sull’ambiente. Il risultato? I cibi che fanno meglio alla salute sono anche quelli che impattano meno da un punto di vista ambientale. Per questo la dieta mediterranea, recentemente valorizzata anche dall’Unesco che l’ha inserita nella lista dei beni immateriali patrimonio dell’umanità , è una grande risposta ai problemi del futuro. Nella ricerca del Bcfn c’è soprattutto un focus sul tema dell’acqua: quanta ne viene consumata per ogni tipo di cibo. L’attuale domanda è destinata a crescere ed entro il 2025 si stima un aumento del 50 per cento nei Paesi in via di sviluppo e del 18% in quelli sviluppati. «Quando mangi una bistecca non ti chiedi quanta acqua stai consumando: invece la crisi idrica all’orizzonte impone quotidiane riflessioni», spiega Buchner.
Sul tavolo del Forum c’è anche l’emergenza del cibo sprecato. Nel mondo, un terzo di quello prodotto per usi alimentari, pari a 1,3 miliardi di tonnellate l’anno, viene gettato. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari ne genera 4,2 di Co2 equivalenti. «Per questo credo che tra i temi più interessanti oggi ci sia il freeganismo», spiega Jonathan Bloom, giornalista ed esperto di spreco del cibo. Il suo «American Wasteland» ha vinto il premio Green Matters un anno fa e il suo blog Wasted Food è tra i più cliccati d’America. «Sono sempre di più le persone che mangiano quello che trovano nei cassonetti in risposta a questa società  dello spreco», racconta. Mercoledì alle 11.15 interverrà  insieme a Umberto Veronesi, Paola Testori ed Eduardo Missoni alla tavola rotonda. Qualcosa cambierà  per via della crisi economica? «Spendere di più per il cibo sarà  un incentivo a non sprecare quello che compriamo — spiega —. Se avessi una bacchetta magica e il potere di usarla, renderei illegale gettare i rifiuti alimentari riducendo al minimo le emissioni di gas serra in discarica. Poi costringerei tutti a crescere e cucinare il proprio cibo: il modo migliore per dargli valore», spiega Bloom.
Ma l’emergenza nutrizionale come sempre confina con la salute medica. Studi internazionali mettono in luce la diffusione tra i bambini di età  compresa tra i 6 e i 10 anni di abitudini alimentari che predispongono all’aumento di peso. Solo l’1 per cento è in linea con la piramide nutrizionale. «Il dilagare di diete ipercaloriche contrasta con il sempre minor consumo energetico dei bambini: 30 anni fa l’obesità  infantile non esisteva, perché si correva nei cortili, si andava in bicicletta», spiega Gabriele Riccardi, professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università  Federico II di Napoli. Giovedì interverrà  due volte (alle 9 e alle 16.45) per spiegare il passaggio dalla malnutrizione all’ipernutrizione. «Preoccupa che nelle economie in crescita si stiano ripetendo gli errori commessi nei Paesi occidentali: penso ai bambini indiani che vivono in famiglie oggi benestanti che si buttano sulle icone meno sane dell’occidente».


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