Unar: “Lavoriamo con l’AgCom a sanzioni per i comportamenti discriminatori in Tv”

ROMA – Un insulto omofobo pronunciato durante l’undicesima serie televisiva del reality “Grande Fratello” a gennaio 2011 dal concorrente Davide Baroncini, ha fatto emergere una lacuna del sistema normativo. Dopo l’episodio, l’Unar ha interpellato l’Autorità  garante per le Comunicazioni, ma l’esit è che il mancato “rispetto della dignità  umana e il divieto di trasmissioni in cui si ricorra all’incitamento all’odio basato sulla razza, sesso, religione e nazionalità ” previsto dal Testo unico dei servizi radiotelevisivi, non prevede sanzioni in merito. Dunque un insulto o espressione discriminatoria basata su questi elementi non comporta sanzioni nei confronti dell’emittente. Per questo, l’Unar sta lavorando con l’AgCom a un protocollo che preveda anche procedimenti sanzionatori.

Dal 15 novemrbre parte anche una task force con l’Arcigay, la Fish e le Acli per avere dei pareri specializzati nell’ordine su: discriminazioni di gay, lesbiche e transessuali, sui disabili e per età  e religione. Si tratta di back office specializzati, un secondo livello rispetto al ‘contact center’ che opera il monitoraggio dei casi su stampa e web e sui procedimenti giudiziari, aprendo le istruttorie d’ufficio, affidate ai funzionari Unar.  Una volta ottenuto il parere delle associazioni specializzate, parte la nota dell’Unar all’amministrazione competente oppure viene fatta la denuncia se c’è una notizia di reato. Sono alcune delle tante attività  messe in atto nel 2011 dall’Unar, che ha anche visto crescere gli accessi al suo sito del 50% in più con le visite passate da 10.195 del 2010 a 14.889 dei primi dieci mesi del 2011. Sotto il monitoraggio dell’Ufficio Antidiscriminazioni ci sono 113 procedimenti giudiziari di cui 37 sono stati aperti nel 2010 e 67 nel corso di quest’anno, più altri 18 risalenti agli anni precedenti di cui 11 penali e tutti con esito positivo, vale a dire che si sono conclusi con la condanna degli autori della discriminazione. Fino a un anno e mezzo fa, questo monitoraggio non veniva effettuato e quindi l’Ufficio non poteva tenere delle statistiche aggiornate sull’esito dei processi per discriminazione.

Si sta rafforzando anche la presenza di centri territoriali, delle ‘antenne’ decentrate, con personale formato dall’Unar e che nel 90% dei casi sono operatori del privato sociale. In tal senso, tramite un accordo con gli enti locali, si coinvolge la società  civile. I centri antidiscriminazioni sono presenti in Emilia Romagna, Liguria e nelle città  di Mantova, Pistoia, Venezia e Pavia. Sono in corso i protocolli per l’apertura in Puglia, a Messina e a Roma. Dopo due anni di sperimentazioni, il 24 ottobre scorso è stato emanato un decreto per la costituzione dei centri sul territorio.
Da gennaio 2012, l’Unar farà  un corso sperimentale di formazione per 80 neodirigenti della scuola della Polizia di Stato a Roma, nell’ambito di un protocollo di formazione con l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) del dipartimento di Pubblica Sicurezza. Per la prima volta la polizia inserisce l’antidiscriminazione nel percorso formativo dei dirigenti. Anche il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Dap del Lazio ha richiesto la formazione per gli operatori di tutte le carceri regionali e di quelle minorili. (rc)

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