Ecco il supermarket della spesa regalata “Aiutiamo chi non ce la fa”

Una card da 250 euro al mese per pasta e pannolini.  Undici gli empori della solidarietà  della Caritas. Tra i clienti, disoccupati e famiglie con prole 

ALESSANDRA PAOLINI - la Repubblica Sergio Segio • 22/12/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 122 Viste

ROMA – L’unico “stravizio” è un panettone. Per il resto, nel carrello che Giuseppe e la moglie Francesca trascinano tra gli scaffali di questo supermercato per nuovi poveri, ad est di Roma, ci sono uova, pacchi di pasta, zucchero, pelati e un cespo di lattuga.
«La base per mettere insieme il pranzo con la cena per una settimana buona», racconta Giuseppe, che di anni ne ha 55 e da trenta fa l’operaio edile. Un tempo aveva un impiego stabile in un’azienda, ma da quando è stato licenziato si arrangia qua e là , trova qualche lavoro da sette euro e 40 l’ora, ma nessun contratto. E per l’affitto, una camera e cucina, di euro ne paga seicento. Giuseppe è uno dei tanti, 1.050 per l’esattezza, “selezionati” nei centri d’ascolto e nelle parrocchie, che una volta al mese vengono a fare la spesa gratis qui, all’ “Emporio della solidarietà ” in via Casilina Vecchia, dove alla cassa invece del bancomat si tira fuori un carta pre-pagata (250 euro il tetto massimo) offerta dalla Caritas.
A Roma – si calcola – ogni giorno finiscono nelle discariche oltre 200 quintali di pane. Ma è anche una città  in cui, in molti mercati rionali, a fine mattinata i commercianti mettono da parte frutta e verdura invenduta o sciupata per chi non ce la fa a comprarla. Ed è in questa realtà  che la Caritas moltiplica le iniziative. Con un secondo Emporio già  aperto e un terzo in fase di costruzione. Sull’esempio romano, altri 11 supermercati della solidarietà  sono nati in tutta Italia: a Gorizia, a Parma, a Pisa. «Le richiese di aiuto aumentano vertiginosamente – spiega monsignor Maurizio Feroci, direttore della Caritas romana – Ormai a richiedere i “viveri” non sono soltanto disperati, ma famiglie con un lavoro e una casa ma che non arrivano alla terza settimana del mese. Tanti gli anziani con la pensione sociale, i padri separati, professori di liceo che con 1.800 euro al mese e gli alimenti da pagare non sanno più come mangiare».
Famiglie, si diceva. Il 18 per cento dei possessori della card ha i figli sotto i due anni. E non è un caso che nella struttura, lo scaffale dei pannolini e degli omogeneizzati sia in rifornimento continuo. Nell’Emporio, una sorta di cittadella di 500 metri quadrati color ocra, c’è anche l’angolo per i più piccini dove possono giocare mentre i genitori fanno acquisti. Perché è questo l’obiettivo dell’iniziativa: dare la possibilità  a chi è in difficoltà  economiche di rimanere in piedi. Anche la facoltà  di scegliere cosa mettere nel carrello, è un modo per dare una dignità  a questo nuovo popolo fatto di poveri che lavorano.
«Li aiutiamo a non toccare il fondo – spiega Gennaro Di Cicco, responsabile del coordinamento nazionale – Li seguiamo per un periodo, cercando di evitare che il nucleo familiare imploda. La tessera ha una validità  di sei mesi. E in molti casi viene rilasciata per altri sei. Non di più».
Del resto, l’Emporio vive grazie agli aiuti delle aziende, dei fondi della comunità  europea e al buon cuore dei privati cittadini. Gli stessi che quattro volte all’anno regalano una parte della spesa ai volontari fermi all’entrata ai supermercati. E che a Roma hanno messo insieme, l’ultima volta, trenta tonnellate di prodotti alimentari.
«Ma c’è anche tanta gente che compra pelati, fagioli, tonno, biscotti portandoli direttamente qui in via Casilina Vecchia – continua Di Chicco – Oppure si collega al nostro sito www. emporiocaritas. org: fa la spesa e la regala». Tutto online, con un semplice clic.

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