Firenze, il ruggito antirazzista

by Editore | 18 Dicembre 2011 9:44

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In una limpida, bellissima giornata di fine autunno, più di ventimila esseri umani di ogni età , genere e colore salutano Samb Modou e Diop Mor. Camminano insieme, per le strade di una Firenze che da anni non vedeva un corteo così consapevole, intenso, autenticamente di popolo. Pap Diaw ci sperava: «Non vogliamo fare un corteo di soli neri, vogliamo mischiarci con tutte le realtà  fiorentine». Il portavoce della comunità  senegalese vede esaudita anche questa richiesta. I figli della madre Africa, arrivati da mezza Italia per inginocchiarsi lì dove i fiori, le candele e i disegni ricordano la mattanza di martedì, sfilano fianco a fianco con i fiorentini, in lunghi pezzi di corteo dove simboli e appartenenze si annullano in un indistinto, tranquillo fiume di persone diretto in piazza Santa Maria Novella. Per i bambini poi, che sono insieme in piazza come sono insieme ogni giorno in classe, nulla di quanto accaduto può avere senso. Greta, Fatima, Pietro, Francesco e Giulia oggi sono i maestri: «Quali sono le tre cose peggiori al mondo? Guerre, razzismo e fascismo? Hai risposto bene». Come risponde bene il coro, ritmato, che riecheggia lungo tutto il corteo: «Basta, basta, raz-zi-smo». 
Già  alle due del pomeriggio, un’ora prima della partenza, piazza Dalmazia inizia a riempirsi. C’è chi prega, su un cartello c’è scritto: «In questa piazza il 13 dicembre 2011 sono stati uccisi Samb Modou e Diop Mor, lavoratori senegalesi, per mano razzista e fascista. Perché la memoria non ci inganni». In testa al corteo che si sta formando ci sono i familiari e gli amici delle due vittime. Hanno con sé la foto di una ragazzina: «Ha tredici anni – spiegano – è la figlia di Mor, non l’ha mai conosciuta. Aveva lasciato in Senegal la moglie incinta per venire qua a lavorare. Ora stava aspettando i documenti per tornare e conoscerla». Poco lontano i richiedenti asilo eritrei e somali, insieme al movimento per la casa. Fra loro anche Abdi. Ha un anno e, in carrozzina, è alla sua prima manifestazione. Aspettando, lui che è nato in Italia, di veder riconosciuto il diritto di essere cittadino italiano. Un anno ha Abdi, 87 anni ha Leandro Agresti, il partigiano Marco, che porta al collo il fazzoletto della Brigata Fanciullacci e in mano la bandiera dell’Anpi di Firenze. «Siamo rimasti in pochi. Ma oggi siamo qui. E’ doveroso».
Si parte in anticipo perché in piazza non si entra più. E da questo momento sarà  ininterrotto il flusso di persone che percorrono la lunga via Corridoni lo svincolo sulla ferrovia lungo la Fortezza da Basso, via Valfonda, piazza Stazione e infine Santa Maria Novella. Più di un’ora e mezzo di corteo, con la coda di migliaia di partecipanti che alla fine non riuscirà  a entrare nella pur vasta piazza Santa Maria Novella, dove è stato montato il palco per gli interventi conclusivi. Fra i leader politici, ecco passare negli spezzoni dei loro partiti Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Enrico Rossi, Paolo Ferrero, Riccardo Nencini, Rosy Bindi, il sindaco Matteo Renzi, Marco Ferrando, arriva anche l’ex ministro Rotondi. C’è anche Maurizio Landini. Ci sono i gonfaloni di province (Firenze, Prato, Livorno) e di tanti comuni toscani, peccato per il giglio di Firenze lasciato in Palazzo Vecchio. La strada è stata “pulita” da auto e motorini, i giovani facchini senegalesi del mercato di Novoli fanno da security.
Gli striscioni delle comunità  senegalesi, toscane, venete, lombarde, passano senza soluzione di continuità . In fondo al corteo, i senegalesi di Roma cantano nella loro lingua, con una intensità  che mette i brividi. Ma ci sono anche i palestinesi, e le mille associazioni e movimenti di base che hanno aderito, compresa la scuola popolare Caracol di Viareggio con i suoi piccoli alunni. Le bandiere giallo-verde-rosso del Senegal si uniscono a quelle rosse del Prc, di Sel, del Pcl, di Sr, bianche dell’Idv e tricolori del Pd. I fiorentini più anziani, molte donne, sono ai lati della strada. Anche loro si sentono, e fanno, parte del corteo. Una volta in Santa Maria Novella, Enrico Rossi ribadisce dal palco: «Sul razzismo le istituzioni non hanno avuto sufficiente rigore». A ruota Paolo Ferrero: «Ci sono leggi che devono essere cancellate, dalla Bossi-Fini al reato di clandestinità ». «Noi senegalesi non abbiamo bisogno delle scuse di Casa Pound – chiude Pap Diaw – loro, piuttosto, dovrebbero vergognarsi, e non solo di fronte a noi, ma davanti al mondo intero». TORINO Manifestazioni contro il razzismo in tutta Italia. Sotto la Mole erano tre i cortei per ricordare il massacro di Firenze e l’agguato incendiario contro il campo rom delle Vallette. Ma c’è chi non smette di seminare odio da quelle parti e a mano ha scritto un volantino circolato nel quartiere, in solidarietà  ai due arrestati per il raid di sabato scorso NAPOLI La comunità  africana e la Campania antirazzista hanno marciato contro il razzismo e per chiedere la chiusura di casa Pound. La manifestazione, cui ha partecipato anche il sindaco De Magistris, ha attraversato piazza Plebiscito per arrivare in prefettura, dove una delegazione di senegalesi è stata ricevuta dal ministro dell’interno Cancellieri.

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