Fmi: effetti shock dai piani di austerità , in Italia a rischio 5 punti di Pil in 3 anni

ROMA – Pagheremo caro per rimettere a posto i conti pubblici, pagheremo cari gli effetti della maxi-manovra che somma i due interventi estivi di Berlusconi e quello appena varata dal governo Monti. Se non ci saranno interventi di rilancio e – soprattutto se la Bce non sosterrà  con più coraggio il nostro debito pubblico – rischiamo di trovarci, fra tre anni, con 5 punti di Pil in meno. Anche 8, nella peggiore delle ipotesi. E questo per via dell’effetto «austerità » che l’Europa c’impone, chiedendoci di sanare lo squilibrio tagliando la domanda interna e abbassando la dinamica prezzi-salari. E’ la conclusione cui arriva uno studio della Voce.info, che parte dalle stime effettuate dal Fondo monetario internazionale sugli effetti provocati dagli aggiustamenti fiscali europei degli ultimi trent’anni e adatta le conclusioni all’attuale situazione italiana.
Gli effetti della maxi-manovra sono messi in comparazione con quella, altrettanto pesante, varata da Giuliano Amato nel 1992, ma l’analisi tiene conto anche di due condizioni che allora non c’erano e che oggi, invece, peggiorano il quadro. Allora non solo c’era la possibilità  di svalutare la lira e di dare un mano alla ripresa usando la leva dell’export, ma eravamo anche meno legati all’Europa e quindi alle manovre recessive degli altri paesi. Oggi, sommate alle nostre, quelle misure possono scatenare un effetto moltiplicatore sulla recessione. 
L’analisi effettuata da Sergio de Nardis ha un titolo che parla da sé: «Sarà  recessione. E sarà  grave». L’economista della Voce.info parte dallo stato di fatto: la maxi-manovra produrrà  un riduzione dell’indebitamento netto del 4,8 per cento. Applicando le stime elaborate dall’Fmi sull’impatto economico di tale risultato ciò già  porterà , fra il 2012 e il 2014, ad una perdita secca di 2,3 punti di Pil (un punto all’anno nei primi due, lo 0,3 nel 2014).
Ma questo è solo il caso-base, l’analisi che non tiene conto delle due variabili peggiorative che nel frattempo sono intervenute. Se si aggiornano i calcoli dell’Fmi con gli effetti legati alla mancata svalutazione, spiega Sergio de Nardis, il Pil nei tre anni in questione arriverà  a perdere poco meno di 5 punti. Gli effetti, visto il concentrarsi della manovra nei primi due anni, saranno particolarmente feroci nel 2012 e 2013, quando il Pil scenderà  di 2 punti percentuali a testa. Eppure, ad essere corretti, non basta ancora: bisogna tener conto anche dell’effetto moltiplicatore che le manovre recessive varate dagli altri paesi avranno sull’economia globale. La «deflazione coordinata» potrebbe infatti far scendere il Pil fino a ben 8 punti. La via d’uscita c’è, conclude però de Nardis: «Serve un ruolo massiccio delle Bce che riduca il timore degli investitori e allontani la prospettiva di un avvitamento autodistruttivo delle economie europee»


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