GREEN NEW DEAL», DA BARI LA RICETTA ANTI-CRISI
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Orientarsi è fondamentale. Anche per questo il IX Congresso nazionale di Legambiente, che si terrà a Bari da oggi a domenica, si intitola “Capire il futuro per cambiare il presente”. Non parliamo dei grandi scenari al 2050, ma di come si può configurare questo paese nei prossimi anni e quali azioni occorre mettere in campo da subito.
L’attenzione, per forza di cose, va alla concomitanza di crisi economica, crisi climatica e crisi politica, perché bisogna partire da qui per capire le sfide vere che abbiamo davanti. La rivoluzione energetica è il primo gradino. Rinnovabili, efficienza energetica e risparmio per uscire dalle fonti fossili (carbone innanzitutto, dopo il trionfale abbandono del nucleare) non sono una chimera ma una prospettiva dannatamente concreta, che trascina la green economy. Ma la green economy non basta. Serve una grande motivazione sociale ed un progetto in cui la gente si possa riconoscere perché risponde ai propri bisogni. Serve un vero e proprio green new deal che sappia tenere insieme la costruzione di un’economia a basse emissioni di CO2 con il superamento delle enormi disuguaglianze e della precarietà , per costruire un nuovo progetto di paese più equo e meglio inserito nel mondo dell’interdipendenza. Serve una nuova politica, lungimirante, capace cioè di capire che alcuni limiti sono stati già superati, nella mobilità come nel consumo di suolo, nel rischio idrogeologico come nell’inquinamento atmosferico. Nuovi diritti si affacciano, quelli dei pendolari, dei pedoni, dei bambini in città . Dobbiamo riconoscere l’utilità sociale di categorie fino ad oggi bistrattate, come gli agricoltori o gli insegnanti.
Mai come in questo frangente l’ambientalismo può giocare una carta decisiva per il cambiamento, partendo da una radicale critica dei fondamenti dello sviluppo di questi anni. Sbagliare oggi significa perdere una occasione storica. Questa responsabilità la sentiamo tutta. D’altra parte, un po’ ovunque, dai referendum al movimento delle donne, dalla lotta contro il carbone a quella contro le opere inutili, come la Tav in val Susa o il Ponte sullo stretto, sembra che la società italiana si sia risvegliata ed esprima su questi temi una cultura ed una sensibilità del tutto nuove. Ecco perché, nonostante la gravità della situazione, pensiamo di poter fare un congresso alla luce dell’ottimismo, o, quanto meno, della consapevolezza che l’occasione è preziosa.
* Presidente Nazionale Legambiente
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