I sindacati scioperano divisi I vescovi: si poteva fare di più

ROMA — «Iniqua». I sindacati bocciano la manovra. E lunedì sarà  sciopero. Due ore chiedono i leader di Cisl e Uil: Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Quattro ore rilancia subito dopo la Cgil. Una divisione che si tenterà  di ricomporre domattina alla sede Uil.
Intanto dubbi sulla manovra vengono avanzati dalla Cei: «Poteva essere più equa, si poteva fare di più sui redditi alti», sottolinea monsignor Giancarlo Bregantini, responsabile per i problemi del Lavoro, che la ritiene però «necessaria». D’accordo la presidente Confindustria, Emma Marcegaglia: «La manovra andava fatta subito, non potevamo reggere uno spread a 550 punti». Ora, auspica, si proceda con i tagli ai costi della politica e ad abbassare le tasse per lavoratori e imprese, evitando il rialzo dell’Iva. Anche il presidente di Ferrari e Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, parla di manovra «dura ma equilibrata» e «necessaria».
Ma i sindacati parlano di «colpo durissimo» e invitano alla mobilitazione. Nell’incontro di domattina i leader di Cgil, Cisl e Uil cercheranno di arrivare a iniziative unitarie. Già  da oggi presidi e manifestazioni si terranno, tra le altre, in Lombardia e Toscana.
I primi a scattare all’attacco ieri sono stati i leader Cisl e Uil, in una conferenza stampa hanno invitato a disertare le ultime due ore di lavoro di lunedì per recarsi di fronte alle prefetture e al Parlamento. Iniziativa alla quale ha aderito anche l’Ugl.
Ma lo slancio in avanti ha suscitato irritazione in Cgil. Su Facebook l’accusa: «La scelta di Cisl e Uil è in continuità  con la “strategia del sottoscala” di Palazzo Grazioli». E la rivendicazione di quella «volontà  di una iniziativa comune» manifestata dopo l’incontro con il premier. Più tardi, in una nota, poi, la confederazione guidata dalla Camusso ha fatto sapere: «Abbiamo proposto a Cisl e Uil di decidere insieme proposte e iniziative per cambiare la manovra, la risposta ci è arrivata tramite conferenza stampa con relative autonome decisioni». La manovra «contiene poche novità  positive (su crescita e infrastrutture) e molte parti gravi»: «la non indicizzazione delle pensioni è una tassa sulla povertà ».
Poi, in un giro di telefonate, il tentativo di dialogo.
Del resto le posizioni sono analoghe. «Dico a Monti e Fornero che il sindacato non sta qui per licenziare la gente» dice Bonanni. «Noi chiediamo che l’economia sia ravvivata da un minimo di spesa pubblica e dai consumi» aggiunge il leader Cisl, contrariato per la scelta del premier Mario Monti di non concertare la manovra con i sindacati. «Senza trattativa non ci può essere equità  â€” avverte — vogliamo salvare l’Italia, ma anche gli italiani».
«La manovra colpirà  soprattutto le donne. Il governo ha puntato a far cassa» rincara Angeletti. «Le tasse sono a carico ancora di lavoratori e pensionati. Le uniche cose sono state fatte a favore delle banche e delle imprese». Mancano le misure sul lavoro nero. «Poco a che fare con l’equità », attacca.
«Manovra dura», ma «indispensabile a salvare Italia e l’euro» afferma invece la Marcegaglia, convinta che la manovra renderà  il sistema pensionistico italiano, finora «sbilanciato», «il migliore» a livello europeo. «Ogni anno fare una riforma delle pensioni destabilizzava molto le persone» aggiunge, in polemica con i sindacati. «Dobbiamo dare supporto al Paese», concorda Montezemolo che sottolinea: «La tassa sul lusso non mi rende la persona più contenta del mondo ma penso che quando è necessario si debba fare qualcosa che abbia effetto per tutti».
«Il segnale è arrivato, chiaro e forte. All’Europa, prima di tutto», apprezza la Sir. E monsignor Bregantini parla di manovra «indubbiamente coraggiosa e necessaria». Però, dice, sull’equità  «si poteva fare di più». E «si può migliorare in una seconda fase», pensando «ai giovani, ai disoccupati, alle famiglie». «La Cei ha una gran faccia tosta» replica il segretario radicale Mario Staderini, «sarebbe stata più equa se avesse abolito l’esenzione dell’Ici anche per le attività  commerciali degli enti ecclesiastici, piuttosto che fare cassa sulle prime case degli italiani».


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