La giunta Pisapia fa fatica a risolvere il caso Leoncavallo

Silenzio anche sul fronte problematiche giovanili. Un aspetto che sarebbe un peccato trascurare, considerando che gran parte dell’entusiamo che ha travolto la Moratti si deve proprio al rinnovato impegno dei giovani che dopo decenni di chissenefrega delle politiche cittadine si sono messi a fare campagna elettorale per davvero. Tanto più che basterebbe poco per dare un segnale positivo: un po’ di sana demagogia e un briciolo di iniziativa in più sono sufficienti per sbrogliare il caso Leoncavallo che potrebbe anche diventare il fiore all’occhiello di un’amministrazione che sta faticando a non deludere le aspettative. In caso contrario, sarebbe un bel problema, e non solo sul piano dell’immagine.
Sarebbe davvero il colmo, per esempio, se a gennaio si verificasse ciò che si legge in un documento della società  L’Orologio della famiglia Cabassi, i proprietari dell’ex stamperia di via Watteau occupata nel 1994. «Il 4 novembre il prefetto di Milano ha autorizzato il supporto della forza pubblica che potrebbe quindi intervenire già  dal prossimo accesso dell’ufficiale giudiziario previsto per il 16 gennaio 2012». Morale: questa volta potrebbe non andare a finire come al solito, con l’ufficiale giudiziario che si presenta al Leo alle sei del mattino per tornarsene indietro con la coda fra le gambe. La possibilità  dell’intervento della polizia è una novità , non un dettaglio da poco. Il contenzioso tra proprietari e occupanti si trascina dal 2001 e chiunque avrebbe dato per scontato che con la nuova giunta si sarebbe arrivati senza problemi a una soluzione condivisa e non all’ipotesi, anche solo vagheggiata, di un intervento con la forza. Perché questo ritardo nell’affrontare la questione?
I proprietari dell’ex stamperia di via Watteau continuano a proporre all’amministrazione comunale la stessa soluzione a costo zero rifiutata più volte dall’ex sindaco De Corato, il quale non aveva alcuna intenzione di regolarizzare il Leoncavallo: la famiglia Cabassi, per lasciare il centro sociale al Comune di Milano, chiede in cambio un altro edificio dismesso da ristrutturare e non un’area per costruirci qualcosa. Sembra che il messaggio, in questi mesi, abbia fatto fatica ad essere recepito dall’assessorato competente o da chi è stato incaricato di gestire in prima persona l’affare. Il perché, non si capisce.
Daniele Farina (Sel), storico portavoce del centro sociale, ammette che non è semplice entare in contatto con il cosidetto «cerchio magico» che circonda il sindaco. Farina sa che il Comune ha prospettato una serie di ipotesi alla famiglia Cabassi, ma non è in grado di dire se e quando si arriverà  a una soluzione, «mi aspettavo un regalo di natale invece dovremo avere ancora un po’ di pazienza». Anche se non è il caso di drammatizzare la prossima visita dell’ufficiale giudiziario, è chiaro che non tutte le forze della maggioranza sponsorizzano l’ipotesi di uno scambio con la famiglia Cabassi, con il conseguente rischio di subire gli attacchi forsennati del centrodestra e della Lega contro gli «amici del Leonka». Preoccupazione inutile visto che mancano quattro anni alla prossima campagna elettorale. Se invece il tergiversare della giunta si trasformasse in un happy end, allora, come dice Farina, «si aprirebbe una nuova fase di progettazione e il Leo potrebbe diventare un risorsa straordinaria per la città  in vista di un’Expo più sostenibile».


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