L’ombra della Sharia sul nuovo Egitto

ALESSANDRIA – Una leggera brezza di mare spazza la Corniche, il cigolio dei tram sui binari intasati di sabbia si mescola con il caos del traffico. I palazzi europei del Lungomare e i tendoni colorati dei caffè hanno visto giorni migliori, un tempo qui si assiepavano nei tavolini commercianti greci, italiani, armeni, finanzieri libanesi, diplomatici francesi e inglesi. Cresciuta a dismisura negli ultimi dieci anni Alessandria oggi è metropoli di sei milioni di abitanti che si stende per venti chilometri di costa; la città , triste e decadente come l’Avana o Lisbona, ha fatto la sua parte nella rivolta contro Mubarak e ora nelle prime elezioni dopo la rivoluzione si appresta a dare ai partiti islamici – oggi quando verranno aperte le urne – una vittoria assoluta. Percorsa da tensioni carsiche e un odio religioso palese fra la numerosa comunità  cattolica e la maggioranza degli islamici, Alessandria porterà  in Parlamento 24 deputati, la maggioranza dei quali – 20 o 21 – verranno da partiti islamisti. Certo i Fratelli Musulmani, la forza politica meglio organizzata, con il loro partito della Libertà  e della Giustizia, si aspettano di avere gran parte di questi seggi. Ma, dopo la caduta del raìs sono comparsi sulla scena politica decine di nuovi partiti fondamentalisti che contendono alla Fratellanza il monopolio del “blocco religioso”, come i salafiti di “Al Nour” (la Luce) che diventeranno il secondo partito a Alessandria e forse anche nell’intero Egitto.
Quale sia la loro visione del mondo, i salafiti, l’hanno già  dimostrato in città . Due settimane fa un concerto all’Università  è stato interrotto da un centinaio di barbuti in jallabya e armati di lunghi randelli di legno. Il loro imam ha spiegato che il concerto doveva immediatamente essere interrotto, perché “haram”, cioè vietato dalla religione. Uno sceicco del movimento si è rifiutato di apparire in tv durante la campagna elettorale fintanto che l’altra ospite – candidata di un partito laico – non ha indossato il velo. Ma nonostante le posizioni intransigenti e integraliste, i salafiti godono di un grande seguito in città . In una regione povera e depressa il loro network di assistenza, il loro “welfare islamico” con le organizzazioni caritatevoli, i programmi di assistenza sociale, funziona ed è una perfetta macchina di consensi. Anche se si teme l’imposizione della Sharia come fonte del diritto, la società  in generale guarda ai candidati islamisti con rispetto e certamente ne apprezza il rigore morale, in un Paese dove il tasso di corruzione è altissimo e il bashish – la mancia, la bustarella – è quasi un’istituzione. «Sì ho votato per i salafiti», ammette Amira Salah, studentessa incontrata con un gruppo di amici fuori dell’Università  del Delta del Nilo. Eppure il suo abbigliamento- jeans fascianti, velo colorato e trucco pesante – sarà  presto giudicato improprio dalla maggioranza che uscirà  dai seggi. «Loro sono davvero in grado di guidare l’Egitto verso una strada migliore – taglia corto – e se mi diranno di mettere il velo lo farò, qualunque cosa basta che questa situazione finisca il prima possibile».
Certo è che la comunità  copta – che in Egitto conta 8 milioni di fedeli – ha votato con l’inquietudine nel cuore. Anche i muri della chiesa di Sant-George a Sidi Bechr – quartiere dove vivono gran parte dei cristiani a Alessandria – sono tappezzati di manifesti elettorali dei Fratelli musulmani, dei Salafiti e di altri fondamentalisti islamici. “Libertà  e Giustizia” conta 100 copti fra i suoi membri fondatori e a maggio ha eletto un vice-presidente cristiano, ma non basta questo a cancellare le paure a Alessandria, dove lo scorso capodanno un attentato kamikaze ha ucciso venti fedeli all’uscita dalla messa di mezzanotte. Sobhi Salehi, uno dei responsabili della Fratellanza in città  vuole essere rassicurante e promette: «L’Islam sosterrà  anche i non musulmani e garantirà  i loro diritti». Non si spinge così in là  con le promesse Emad Abdel Ghanfour, il capo dei salafiti di “Al Nour”. Pensa che il suo partito raggiungerà  tra il 10 e il 15 per cento in Egitto e si dice convinto che ad Alessandria – quando oggi verranno resi noti i risultati – supererà  il 50 per cento dei voti.
Al calar della sera di accendono i rari lampioni funzionanti sul Lungomare, ogni memoria del passato splendore è stata brutalmente sepolta sotto la metropoli contemporanea. Il lento declino ha fatto di Alessandria una città  diversa da quella amata da Lawrence Durrell e Kostantinos Kavafis, da E.M. Forster e Herman Melville, che diede i natali a Tommaso Marinetti. Nomi che oggi a nessuno, qui, dicono più nulla.


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