L’ultima sfida all’intolleranza

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È verosimile che in futuro la Fratellanza Musulmana ed altri partiti religiosi abbiano il predominio in Medio Oriente e Nord Africa. Essi vantano una lunga tradizione, sono ben organizzati, profondamente radicati in seno alle comunità  e, soprattutto, fortemente motivati, una combinazione vincente di fattori. Ad osteggiarli sono i vecchi regimi politicamente screditati e gruppi di orientamento progressista, armati di buone intenzioni, spesso anche numericamente nutriti, ma molto disorganizzati. La sfida per le nuove democrazie è mantenersi tali nonostante i traumi del cambiamento. È indispensabile la riforma, l’apertura, la crescita delle loro economie. 
La popolazione della regione è tra le più giovani del pianeta, con un’età  media spesso inferiore ai trent’anni. Negli anni ’50 l’Egitto contava circa 30 milioni di abitanti, oggi la popolazione egiziana, giovane e ricca di aspettative, tocca i 90 milioni. Democrazia significa anche libertà  di espressione, di religione e di mercati. Non è semplicemente un sistema di voto, è un atteggiamento mentale aperto. 
Questa distinzione tra mentalità  aperta e chiusa è politicamente significativa quanto le tradizionali differenziazioni tra destra e sinistra. Quale visione abbiamo della globalizzazione? Accogliamo positivamente la tecnologia, la comunicazione, le migrazioni, le opportunità  di viaggiare che ci avvicinano, preoccupandoci solo di garantirne l’equità  o le percepiamo come una minaccia al nostro tradizionale stile di vita? Il futuro appartiene alle menti aperte, ma le menti chiuse esercitano un forte fascino e la religione vi investe. 
La fede ha due volti nel mondo di oggi. L’uno è di servizio al prossimo; si basa sul principio di pari dignità  di tutti gli esseri umani e mira a costruire ponti tra le varie fedi. L’altro emargina come infedele e indegno chiunque non condivida lo stesso credo. In tutto il mondo questi due aspetti entrano in conflitto. Servono piattaforme di comprensione, rispetto e tensione a sostegno del volto aperto della fede religiosa. 
L’istruzione gioca un ruolo fondamentale. Quanti cristiani sanno che Gesù è venerato dai musulmani come profeta o che la riscoperta di Aristotele e Platone da parte dei pensatori cristiani dell’undicesimo secolo si deve all’Islam? E quanti musulmani conoscono la riforma cristiana e ne apprezzano gli insegnamenti a livello filosofico e religioso? Fino a che punto i musulmani e i cristiani sono consapevoli del debito che entrambi hanno nei confronti dell’ebraismo? E noi in Occidente sappiamo valutare la vera natura della fede indù o buddista? Comprendiamo il percorso del Sikhismo verso una straordinaria apertura nei confronti di tutte le fedi, sappiamo chi sono i Bahai e in cosa credono? 
Il punto è che la fede è cultura e, nel mondo di oggi le persone di culture diverse vengono in contatto quanto mai prima. Se questo produca armonia o discordia dipende dalla nostra mentalità , aperta o chiusa. L’interrogativo se un simile pluralismo possa coesistere con una forte fede religiosa è una delle questioni centrali del tempo presente. 

*L’autore è stato primo ministro della Gran Bretagna
(traduzione di Emilia Benghi)


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