Offensiva legale delle banche contro i capitali chiesti dall’Europa

ROMA — Le banche italiane non ci stanno. E continuano a protestare contro la richiesta dell’Eba – l’autorità  di vigilanza europea sul sistema finanziario – di nuovi rafforzamenti di capitale. «L’Abi percorrerà  tutte le strade possibili, compresa quella legale, per contrastare l’esercizio dell’Eba» avverte Giuseppe Mussari presidente di Mps e dell’Associazione bancaria italiana che lancia il suo affondo intervenendo all’assemblea del credito cooperativo.
Aggressivo nei confronti dell’Europa, il presidente dell’Abi si mostra invece disponibile all’interno confermando l’introduzione di un conto corrente a costo zero per i pensionati che per le nuove norme sull’utilizzo del contante, peraltro in via di modifica, non potranno ritirare per intero il loro assegno previdenziale ma dovranno farlo transitare per il deposito bancario. E aggiungendo anche una disponibilità  in merito ai «costi delle carte di credito», cosa che non vuol dire che «si possano dare gratuitamente servizi che costano agli istituti». Oggi poi le banche rinunceranno alle commissioni che normalmente vengono richieste ai clienti che sottoscrivono titoli di Stato per il Bot-day che segue il Btp-day del 28 novembre. L’agevolazione riguarderà  l’acquisto dei Bot annuali di nuova emissione, che saranno emessi in asta dal Tesoro. Un test importante per l’Italia alla riapertura dei mercati, dopo gli esiti non risolutivi del vertice europeo dei capi di Stato e di governo di fine settimana.
Mussari insiste contro l’Eba, l’autorità  presieduta dall’Italiano Andrea Enria, che ha alzato l’asticella dei requisiti di capitale (il core tier 1) al 9% sulla base della decisione presa da Bruxelles di sollecitare una ripatrimonializzazione delle maggiori banche europee. Per i maggiori gruppi italiani – con l’eccezione di Intesa Sanpaolo, e cioè nell’ordine Unicredit, Mps, Banca popolare e Ubi banca – significa reperire risorse aggiuntive per oltre 15 miliardi. Ma le valutazioni fatte a Londra ripete Mussari sono «un esercizio sbagliato nel merito e nel metodo che non tiene conto delle specificità  delle banche italiane, anzi le offende profondamente». In grande sostanza l’Abi, che ha anche scritto una lettera la scorsa settimana a Enria per spiegare le rimostranze della categoria, accusa l’Autorità  di aver cambiato le regole in corsa, e quindi di aver così ipotecato anche ogni certezza per il futuro. E poi di aver penalizzato le banche italiane svalutando ai fini del calcolo del capitale i titoli di Stato in loro possesso. Non solo quelli indirizzati al trading ma anche quelli immobilizzati, destinati quindi ad essere riscossi alla scadenza, alla pari. Così facendo l’Eba avrebbe trasferito sulle banche il rischio del debito sovrano, «mettendo in difficoltà  gli istituti che hanno sempre acquistato Bot e Btp». E ponendo un freno, nel momento meno adatto in cui le condizioni del credito sono già  sotto tensione per le difficoltà  delle banche a fare raccolta, ai finanziamenti all’economia.
Accanto alle banche italiane, si sono schierate anche quelle tedesche dopo che l’Eba, ha rivisto rialzandole le loro necessità  di capitale aggiuntivo. «Il requisito, fissato arbitrariamente, di un core tier 1 al 9 per cento, e la contemporanea considerazione dei rischi derivanti dai titoli governativi europei, è molto difficile da comprendere. Questo equivale a mettere da parte due volte il capitale per coprire possibili rischi. Il lungo e caotico processo ha, inoltre, rafforzato l’impressione che ogni risultato sia possibile» ha sostenuto infatti il direttore generale dell’associazione delle banche tedesche Michael Kemmer secondo il quale «conseguenze avverse, anche per la crescita delle economie europee, non possono essere escluse». Secondo uno studio della Value Partners citato ieri dal Sole 24 ore l’irrigidimento dei criteri di adeguatezza del capitale comporterebbe per il sistema italiano un calo pari a 30 miliardi, più o meno il doppio delle risorse aggiuntive richieste, dei finanziamenti a famiglie e imprese.
A proposito dei rischi per l’economia Enria riconosce, in un’intervista al Der Spiegel, che «le banche diventino troppo avverse al rischio» determinando un «grave credit crunch», cioè una forte stretta nella concessione di crediti. Ma, dice Enria, l’Eba «non permetterà  che i prestiti vengano ridotti» per raggiungere i requisiti di patrimonio richiesti.
Per arginare i rischi di una strozzatura dei crediti all’economia che potrebbe aggravare la situazione di imminente possibile recessione dell’Italia e dell’intero Vecchio continente, la Bce ha deciso di intervenire per fornire alle banche liquidità  illimitata. Con la prossima asta a 36 mesi del 21 dicembre (ce ne sarà  un’altra in febbraio) il sistema del credito non dovrebbe avere più problemi di funding e quindi non dovrebbe lesinare i prestiti a famiglie e imprese. E potrebbe anche avere a disposizione liquidità  necessaria per acquistare, in maniera significativa, titoli di Stato. Anche e soprattutto Btp che con i prezzi in forte calo e un rendimento superiore al 6% rappresenterebbero pure un investimento conveniente. Le banche italiane, che comunque stanno mettendo assieme i titoli collaterali necessari da portare a garanzia a Francoforte, però a questo riguardo nicchiano. «Con quale serenità  possono continuare a comprare titoli di Stato, quando sanno che le regole di ieri non valgono più?», e che quindi anche i titoli che magari oggi sono convenienti domani possono rappresentare un rischio di svalutazione per il capitale?


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