Pensioni, il muro dei sindacati

by Sergio Segio | 1 Dicembre 2011 7:13

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ROMA — Siamo ancora alle ipotesi, alle indiscrezioni, ai forse. Ma la riforma delle pensioni allo studio del governo Monti ha già  avuto il primo effetto collaterale, ricompattare i sindacati. No all’idea di bloccare l’adeguamento, a partire dal 2012, degli assegni già  in essere. E no, soprattutto, al piano che aumenterebbe il numero degli anni di contributi necessari per lasciare il lavoro a prescindere dall’età  anagrafica. «Quaranta è un numero magico, intoccabile, e mi pare che questo sia esaustivo della discussione» dice Susanna Camusso, innescando un botta e risposta con Emma Marcegaglia: «Ormai di intoccabile non c’è più niente. Certamente credo che vadano toccate le pensioni: 40 anni non è un numero invalicabile». Secondo la presidente di Confindustria — che ieri ha incontrato il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera, insieme al presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, e alle altre associazioni che avevano firmato il manifesto per la crescita — «questo non è il momento di porre veti, qui bisogna salvare il Paese». Ma se è necessario che «tutti facciano sacrifici e che questi siano equi», la leader degli industriali sottolinea che «in nessun Paese del mondo si va in pensione a 58 anni». Controreplica della Cgil che chiede con sarcasmo: «Visto che di intoccabile non c’è niente perché non cominciamo dalla patrimoniale?». Piuttosto che alzare l’età  pensionabile, secondo il sindacato sarebbe questa la strada maestra per trovare le risorse necessarie: «La patrimoniale — dice ancora Camusso — non è rinunciabile perché se si parla di equità  il primo segnale deve essere redistribuire i costi di questa crisi fra chi in questi anni non ha partecipato».
D’accordo il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «Si lavora oltre i 40 anni di contributi, ma è gratis. Si tratta di un obolo dei privati a una cassa pubblica e non vedo perché si dovrebbero pagare contributi senza un vantaggio in termini pensionistici». Anche Angeletti sembra infastidito dalle anticipazioni di questi giorni senza che ci sia stata una convocazione formale delle parti sociali: «Mi viene il sospetto che le indiscrezioni seguano lo schema “vediamo che effetto fa”. Poi si sceglie quella che ha l’effetto meno devastante». Più prudente nei toni il leader della Cisl Raffaele Bonanni: «Sulle pensioni non vogliamo blitz. Con il governo non ci deve essere una sceneggiata in cui loro tirano dritto e gli altri protestano, ma una discussione trasparente e immediata». Anche Bonanni, però, parla di tassazione dei più ricchi: «Non è possibile dare l’assenso sulle pensioni di persone che prendono quattro soldi al mese senza che chi ne ha quattro mila versi un soldo in più di prima. Parlo di una patrimoniale che, come sa Monti, è il criterio utilizzato in tutta Europa». Per la prima volta anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani usa parole guardinghe verso gli annunci del governo Monti, che il suo stesso partito sostiene: «Riguardo alle pensioni su alcune cose potremo essere d’accordo, su altre no. Vedremo, sulle indiscrezioni non voglio entrare nei particolari, aspettiamo cosa dirà  il governo, sono temi delicati». Una prudenza vicina alla freddezza: «Il nostro giudizio lo daremo in particolare sul tasso di equità  delle misure, chi ha di più deve dare di più». Anche per lui la soluzione si chiama patrimoniale.

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