Pogrom razzista, le scuse della ragazza

TORINO. Appena dietro i pennoni del nuovo stadio di lusso della Juventus, c’è il campo rom della Cascina Continassa. O quel che ne resta. Le fiamme sono spente ma lo choc di sabato brucia ancora. Fa male e fa anche paura un vero e proprio pogrom nella periferia della civile Torino. Attorno, i palazzoni delle Vallette – storico quartiere operaio – sono più anonimi del solito. Difficile cancellare l’eco di mazze, bastoni e bombe carta. Non erano pochi, forse più di cinquanta gli autori del raid razzista. Gridavano forte: «Zingari di merda, stupratori. Vi ammazziamo tutti!». Fortunatamente, nessuno è morto. A scatenare la rappresaglia, la denuncia di uno stupro da parte di una ragazzina di 16 anni. Poi, rivelatosi un falso, quando, però, l’odio era già  esploso. «Non parlavano italiano, sembravano due zingari e puzzavano da morire», aveva detto alle forze dell’ordine. E il fratello rincarava: «Siamo sicuri che si sia trattato di due zingari romeni che abitano in una cascina, qui vicino. Li ho visti mentre fuggivano e ho provato a inseguirli».
Pochi scrupoli tra i media, titoli enfatici e servizi televisivi allarmistici. Nel quartiere viene convocata una manifestazione di solidarietà  per sabato, il volantino recita: «Ripuliamo la Continassa». La rabbia cresce e il razzismo cova, pronto a esplodere. Il raduno è alle 18,30 in piazza Montale (famiglie, ma anche politici, come la presidente della circoscrizione Paola Bragantini, Pd), poche le forze dell’ordine. Prima delle 20 la manifestazione degenera. Un gruppo si stacca dal corteo, si incappuccia e si dirige verso la Cascina. I rom se ne sono andati via quasi tutti, chi è rimasto viene allontanato a calci. Giovani e adulti, probabilmente anche ultras juventini, devastano e danno fuoco al campo, una violenza senza freni; impediscono anche ai Vigili del fuoco di spegnere le fiamme. Nemmeno un’ora dopo la ragazza, davanti ai carabinieri, ritratta e smentisce: «Non sono stata violentata, mi sono inventata tutto». Ha avuto un il suo primo rapporto con il fidanzato, un 23enne italiano, mal visto dalla famiglia. «Avevo i vestiti sporchi di sangue, sono entrata nel panico. Temevo la reazione dei miei genitori e di prendermele. Mentre tornavo a casa ho visto mio fratello e mi sono inventata la storia della violenza». Padre e madre costringerebbero la figlia sedicenne a sottoporsi al controllo mensile di verginità . Ora la giovane, anche lei una vittima di questa storia terribile (ha chiesto scusa attraverso una lettera), potrebbe essere denunciata per simulazione di reato.
Per Giancarlo Caselli, procuratore capo, si è trattato di «un episodio di violenza senza precedenti nel capoluogo piemontese, il fatto che sia stato un episodio di razzismo è comprovato. Abbiamo chiesto, infatti, l’aggravante dell’odio razziale per le due persone arrestate». L’aggravante comporta un aumento della pena del 50% rispetto alla previsione ordinaria. L’ha contestata ai due arrestati, un ragazzo di 20 anni e un uomo di 59, la pm Laura Longo. Si indaga su altre 30 persone.
Nel campo della Cascina Continassa vivono circa 25 famiglie, per tutte è difficile tornare alla normalità . Arrivano dalla Romania, dalle periferie povere, come quelle di Bacau, città  gemellata con Torino. E non sono nomadi, come spesso si pensa. Quello delle Vallette è un campo non regolare e più piccolo di altri, vivono qui da almeno cinque anni. Sono sei i campi in città , due solo regolari (1500 i rom in tutto). Torino finora non è stata una città  di sgomberi ma si è spesso preferito parlare di emergenza, invece che offrire soluzioni e case. E molta polvere è stata messa sotto il tappeto. Quello che è successo «è inaccettabile – dice il sindaco, Piero Fassino – per la città  capitale dell’accoglienza». Per il primo cittadino, il raid «è la spia di una situazione di grande difficoltà  e disagio». Silente invece il solitamente loquace presidente della Regione, Roberto Cota, esponente di spicco di quella Lega Nord che solo poche settimane fa, con il deputato Cavallotto, aveva sostenuto che l’alluvione «era riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco, lo sgombero del campo nomadi» lungo la Stura. In programma per sabato prossimo un’altra manifestazione di solidarietà , questa volta in favore dei rom, promossa dalle associazioni antirazziste.


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