“Elezioni farsa, niente è cambiato al potere restano sempre gli stessi”

«Ma quali elezioni? Quale voto democratico? Le legislative che si sono tenute in Russia domenica scorsa sono state solo una pantomima, e per di più fraudolenta». Questo pensa Vladimir Bukovskij, scrittore ed ex dissidente sovietico che, nel 1976, dopo undici anni di prigionia negli ospedali psichiatrici, fu scambiato con l’allora leader comunista cileno Luis Corvalan, a sua volta detenuto nelle carceri di Pinochet. «Dopo il voto niente è cambiato, al potere rimangono quelli che c’erano prima», dice ancora Bukovskij, che raggiungiamo al telefono nella casa di Cambridge dove vive dagli anni dell’esilio.
Eppure, rispetto alle precedenti elezioni, Putin e il suo partito Russia Unita hanno perso quasi 16 punti percentuali. Che cosa farà  adesso il premier per fermare questa emorragia di consensi?
«Non farà  nulla, perché ha comunque ottenuto ciò che voleva: vincere».
La preoccupa il fatto che i comunisti abbiano raggiunto il 20 per cento delle preferenze?
«No, né mi stupisce, poiché se alcuni oppositori avevano invitato all’astensionismo, altri avevano invece chiesto ai russi di votare qualsiasi partito salvo, ovviamente, Russia Unita. Hanno così guadagnato consensi il Partito comunista e Russia Giusta. Ma è stato solo l’effetto di un voto di protesta».
Cosa prevede per le presidenziali di marzo?
«Sono pronto a scommettere un miliardo di dollari che Putin ridiventerà  presidente della Russia. Sono altrettanto certo che sarà  eletto al primo turno. E ciò avverrà  in ogni caso, anche se la gente decidesse di non andare a votare. Purtroppo, le elezioni russe prescindono da quello che il suo popolo desidera».
Ci sarà  un ulteriore giro di vite contro gli oppositori?
«Mi sembra che ci sia già  abbastanza repressione in Russia. Domenica, gli oppositori che manifestavano contro i palesi brogli elettorali sono stati caricati dalla polizia. Duecentocinquanta di loro sono stati arrestati. A Mosca è questa la normalità ».
Ma quanto bisognerà  aspettare prima che la Russia diventi un Paese democratico? Anzi: lo diventerà  mai?
«Me lo auguro. Ma io, una Russia “normale”, non farò in tempo a vederla. Morirò prima che ciò accada. Ho 69 anni, e ci vorrebbe un miracolo perché ciò avvenga nei prossimi 10. Ma un giorno, anche nel mio Paese, verranno rispettate le regole più elementari del vivere civile e democratico».
Eppure ne ha fatta di strada la Russia rispetto agli anni in cui al Cremlino c’erano i dittatori sovietici?
«Senza dubbio. Da allora sono stati compiuti enormi progressi. Una volta non era neanche concepibile l’idea di scendere in piazza per protestare contro un candidato di regime. E poi, durante il comunismo, di candidati ce n’era uno soltanto».
Ma è rimasto intatto il riflesso di imputare le colpe alle potenze straniere, ogni volta che qualcosa s’inceppa.
«Sì, è una forma di propaganda storica che serve a costruire accuse di complotti, tradimenti e attività  sovversive contro chiunque esca dai ranghi. E gli attuali dirigenti del Cremlino adorano questo tipo di calunnie, il che è caratteristico della mentalità  dei servizi segreti. Il problema è che la gente diventa sempre più paranoica. E che se c’è un terremoto, e Putin dice che è colpa degli Stati Uniti, ci crede».


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