Quando il Comune di Casale promise il «no» ai soldi Eternit

La vicenda di Casale Monferrato è finita come da copione. Scritto subito, al momento dell’offerta di 18,3 milioni di euro in cambio del ritiro della costituzione di parte civile del Comune che più di ogni altro in Europa ha sofferto e continua a soffrire per l’amianto. Certo, il sindaco Giorgio Demezzi e la sua giunta hanno aspettato l’alba per uscire da un consiglio comunale assediato. Ma potranno contare sul denaro del «filantropo» svizzero Stephan Schmidheiny, principale imputato del processo in corso a Torino. Inutile scomodare la dignità , il senso della propria storia, l’etica, quando ci sono di mezzo i soldi. E non bastano i numeri a spiegare il significato dell’assenza di Casale dal processo Eternit: 1.700 vittime, metà  delle quali mai state in fabbrica, una condanna perpetua a morire ogni giorno di mesotelioma, nel 2011 i nuovi casi di tumore della pleura sono a quota 47. Casale Monferrato è un simbolo. Come tale si è sempre comportata, cercando di essere d’esempio per le altre comunità  colpite. Una bella storia, di solidarietà  umana. Fino alla «sofferta» scelta di Demezzi. Accettare l’offerta equivale alla rottura di un patto sociale. Alla dissoluzione di un comune sentire che prevedeva la mutua alleanza tra vittime e scampati, uniti nel chiedere prima di tutto giustizia. I sindaci degli ultimi trent’anni avevano rispettato questo patto, coscienti del fatto che la maledizione non è solo di Casale. Alla vigilia del processo, nel 2009, l’allora sindaco Paolo Mascarino, galantuomo, aveva invitato i paesi del circondario a non costituirsi pur avendone il diritto, tanto lo avrebbe fatto Casale per loro. La scelta divide per sempre una città , ma non in parti uguali. Relega le vittime e le loro famiglie ai margini, li condanna alla solitudine. Gli amministratori queste cose le sanno. Hanno preso la loro decisione. Ma nascondersi dietro alle parole non è utile a nessuno, a loro per primi. Sostenere che la costituzione di parte civile serve solo per il ristoro economico dei danni subiti è meschino, oltre che una bestialità  giuridica. Dire che la decisione non avrà  effetti per l’imputato è un’altra corbelleria. Affermare che Casale non esce di scena perché ancora costituita contro l’imputato «minore» De Cartier de Marchienne, rasenta il surreale: il barone belga ha appena compiuto cent’anni. Tanti auguri, ma le probabilità  che sia ancora con noi al giudizio di Cassazione non sono alte. Infine i soldi. «Totalmente» destinati alle bonifiche e alla ricerca all’inizio della settimana scorsa, quando si fingeva che i giochi fossero ancora aperti, «in parte» oggi che la decisione è presa. Casale Monferrato non aveva urgenza di andare all’incasso. Tra i comuni piemontesi con oltre trentamila abitanti è quello con il bilancio più florido. E le bonifiche sono finanziate dalla Regione, anche per una legge voluta dall’assessore monferrino Paolo Ferraris, che riuscì a farla approvare prima di essere ucciso dal mesotelioma. Demezzi ha detto che vigilerà  lui stesso, «con rigore e coerenza» sul corretto uso dei soldi ricevuti dall’uomo accusato di aver fatto ammalare e morire 1.700 suoi concittadini. Salvo improbabile omonimia, dev’essere la stessa persona che commentando la scelta di accettare l’indennizzo «svizzero» del comune di Cavagnolo, sede in passato di una filiale Eternit, disse solenne che «a Casale certe proposte non potrebbero nemmeno essere prese in considerazione». Accadeva nel giugno di quest’anno. Appena ieri, 18,3 milioni di euro fa.


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