Scrivere e fare inchieste col fucile puntato alla tempia

«No alla dittatura del porfiriato» gridavano le operatrici della stampa indipendente durante una recente manifestazione in Honduras. E per «porfiriato» si deve intendere la mano dura del governo di Porfirio Lobo, che si è fatta sentire anche in quell’occasione: cariche, gas lacrimogeni, e il fermo di alcune giornaliste, che hanno denunciato di aver subito maltrattamenti. Una manifestazione di protesta contro i numerosi assassinii di giornalisti (17 in venti mesi). Ultima a cadere, Luz Marina Paz, assassinata nella capitale mentre si recava alla Cadena Hondureà±a de Noticias. I sicari le hanno sparato più di 37 pallottole. 
Le manifestanti avrebbero voluto consegnare al presidente una lettera di protesta e un comunicato sulla libertà  di stampa, supportato dalle denunce delle organizzazioni per i diritti umani. La Commissione per la verità  che ha indagato sulle violazioni compiute a partire dal colpo di stato contro Manuel Zelaya, nel giugno 2009, consegnerà  il suo rapporto nel primo trimestre del prossimo anno. Una parte dell’indagine ha riguardato gli omicidi dei giornalisti. 
Anche l’ex presidente Manuel Zelaya, in una lettera di fine anno ha lodato il coraggio dei media indipendenti, annunciando per il prossimo anno l’entrata in campo di una nuova forza politica: il Partito Libertà  e rifondazione (Libre), animato da «un progetto di liberazione nazionale, di approfondimento del sistema democratico e orientato alla costruzione di un modello economico alternativo.
Le organizzazione per i diritti umani e le reti dei media alternativi, invitano a tenere alta l’attenzione sull’aumento delle uccisioni di giornalisti nei luoghi più violenti dell’America latina, dove l’intreccio fra poteri sporchi e poteri forti è favorito dai grandi interessi internazionali. Secondo la Fondazione per la libertà  di stampa (Flip), che propone una giornata mondiale contro l’impunità , negli ultimi 34 anni in Colombia sono stati uccisi 139 giornalisti. Il 90% di quelli assassinati prima del 1991 è rimasto impunito. L’anno scorso, in termini di libertà  di stampa, la Colombia era al 145° posto (su 178 paesi). Nel 2010, la Fondazione ha documentato almeno 51 casi di minacce e intimidazioni contro operatori dell’informazione.
In Messico, la lista dei giornalisti uccisi è lunga: 77 dal 2000, altri 13 sono scomparsi dal 2003. Gli ultimi si sono verificati a luglio e agosto, quando hanno perso la vita 3 giornalisti. 
In Guatemala, dove gli omicidi e le sparizioni di sindacalisti e oppositori hanno funestato anche le ultime elezioni, a maggio è stato ucciso il ventiquattrenne Yensi Roberto Ordoà±ez Galdà¡mez, conduttore della rete televisiva locale Canal 14, nel dipartimento meridionale di Escuintla. Ordoà±ez era stato vittima di minacce e ricatti collegati alla sua attività  giornalistica. «Quello che ci preoccupa – ha dichiarato la direttrice esecutiva del Centro per la giustizia e il diritto internazionale (Cejl) è che, col pretesto della sicurezza, alcuni paesi mettono nei posti chiave dei militari, dando luogo a una politica del pugno di ferro in tema di giustizia».


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