Verso il raddoppio del fondo salva-Stati

NEW YORK – Un secondo fondo salva-Stati, più grande del primo: ecco il “bazooka” per raddoppiare la potenza di fuoco che l’eurozona mette a disposizione degli Stati membri in difficoltà . La novità  è stata anticipata ieri sera dal sito del Financial Times: una trattativa dell’ultima ora per arrivare al vertice Ecofin di domani sera con un armamentario ben più poderoso. Altri 500 miliardi di euro, da mobilitare nel 2012, affiancandoli allo strumento che già  esiste, l’Efsf da 400 miliardi. Le grandi manovre per far passare questo “raddoppio”, superando le resistenze dei governi più rigoristi, si svolgono proprio mentre l’agenzia di rating Standard&Poor’s assesta un nuovo colpo alla credibilità  dell’eurozona (minaccia di declassare il voto per lo stesso fondo salva-Stati Efsf), e mentre il segretario al Tesoro Usa è in missione speciale in Europa. Il raddoppio di capacità  del fondo salva-euro sembra completare il percorso virtuoso, l’avvicinamento ideale al grande appuntamento dell’8 e 9 dicembre a Bruxelles. Incassata la manovra di austerità  italiana (prima tappa), definita la proposta franco-tedesca di unione fiscale con sanzioni automatiche su chi sfora dai limiti del deficit (seconda tappa), ecco arrivare quel sostanziale rafforzamento dei mezzi finanziari per impedire la bancarotta sovrana di un membro dell’Unione. Inoltre la prima tranche dell’Efsf dovrebbe essere finanziata e resa operativa già  nel 2012, accelerandone i tempi per dare un segnale di forza ai mercati. Con questa triplice mossa, si spiana la strada per l’implicita contropartita che deve venire dalla Bce: un possible taglio dei tassi, un possibile aumento degli acquisti di bond, certamente un impegno totale della Bce per impedire crac di istituti di credito europei. Di questo hanno parlato ieri il segretario Usa Tim Geithner e Mario Draghi: due vecchie conoscenze, dai tempi in cui Geithner era alla Federal Reserve di New York. Geithner ha ribadito a Draghi, poi al ministro delle Finanze Tedesco Wolfgang Schaeuble, la lettura “costruttiva” che l’Amministrazione Obama fa del monitor di Standard & Poor’s. Nell’avvertimento dell’agenzia di rating, che minaccia di declassare I rating sovrani di 15 paesi dell’eurozona (Germania inclusa) più lo stesso rating del fondo salva-Stati Efsf, da Washington viene data una interpretazione positiva. Conta il passaggio-chiave in cui S&P spiega che nelle strategie di risanamento dei governi europei è insufficiente il sostegno alla crescita. Senza ripresa economica, o peggio ancora con una ricaduta in recessione, il peso del debito pubblico continua ad aumentare: è aritmetica. Questo rafforza la “moral suasion” di Barack Obama, che da settimane raccomanda agli europei di non pigiare solo sul pedale del freno, cioè di non varare manovre di soli tagli. In Europa invece alcuni governi, in particolare quello tedesco, hanno reagito stizziti all’ennesima “invasione di campo” dell’agenzia di rating, criticandola come un’indebita interferenza nel dominio riservato alle scelte politiche. Geithner da parte sua ha portato l’indispensabile appoggio americano per un ruolo più attivo del Fondo monetario internazionale. Gli Stati Uniti sono il primo azionista dell’Fmi e il loro accordo è indispensabile, se il Fondo dovrà  essere parte attiva in nuovi strumenti di aiuto ai paesi Ue, ivi compreso forse il “secondo” Efsf da 500 miliardi. Geithner però non ha risposto sull’eventuale partecipazione diretta degli Stati Uniti al rifinanziamento del Fmi: si sa che sarebbe molto impopolare qualsiasi aiuto, in un anno di elezioni la mossa è quasi esclusa per Obama. Perciò l’Fmi dovrà  approvvigionarsi presso la Cina (non entusiasta) e altri paesi emergenti dell’America latina, sempre che a dare il buon esempio sia la Germania per prima. Geithner ha raccomandato la rapidità  nel rendere operativo il fondo Efsf: “Alcuni paesi membri dell’euro – ha ricordato il segretario al Tesoro – avranno impellenti necessità  di finanziamento fin dal primo trimestre del 2012”.


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