A pesci in faccia. In scena la protesta dei pescatori

ROMA – Doveva essere una protesta contro il caro gasolio e le norme dettate dall’Unione europea. Si è trasformata nel giro di poco tempo in uno scontro con le forze dell’ordine schierate in tenuta antisommossa a difesa del parlamento. Sale la tensione sociale e si contano i primi feriti. A farne le spese ieri è stato un centinaio di pescatori di tutta Italia arrivati di buon mattino a Roma. Quando, nel pomeriggio, dalle file dei manifestanti alle urla si sono aggiunte anche bombe carta e petardi contro la Camera, sono partite le prime cariche della polizia. Alla fine cinque pescatori sono rimasti feriti, qualcuno con la testa sanguinante per le manganellate prese. Verso le 19 il gruppo si è spostato a piedi lungo via del Corso per poi raggiungere piazza Venezia dove hanno bloccato il traffico e lanciato altre bombe carta. Poi, dopo circa un’ora, hanno raggiunto i pullman che li aspettavano sempre a piazza Venezia e sono ripartiti verso casa. Le immagini riprese dalle telecamere della polizia serviranno adesso per identificare i protagonisti degli scontri.
Si sono presentati con indosso i giubbotti arancioni di salvataggio, ulteriore drammatizzazione della crisi attraversata dal settore che conta 13 mila imbarcazioni. Tra le richieste principali avanzate dai pescatori, guidati dalla tre associazioni cooperative Agci Agrital, Federcoopesca e Lega pesca ci sono l’esclusione dell’Iva per il carburante dei pescherecci, semplificazioni in tema di licenza di pesca e nulla osta per ridurre i tempi burocratici, agevolazioni per l’accesso al credito, recupero dei fondi già  stanziati sull’emergenza caro gasolio, definizione delle taglie minime delle specie ittiche per armonizzare la normativa nazionale a quella comunitaria e agevolazioni per la vendita diretta del pesce. «Ci stanno mettendo in mutande, così non si può più andare avanti e questo è davvero un peccato», dice Nino Mancini. Viene da Mola di bari e dei suoi 47 anni più di 30 li ha passati in mare. Adesso ha paura non solo di perdere il suo lavoro, ma anche di non poter più pagare l’università  ai figli. E come lui sono in molti, «Ogni giorno usciamo alle tre del mattino e rientriamo nel pomeriggio con la speranza di aver un buon ricavato, altrimenti non rientriamo neanche nei costi di spesa», racconta. «Il carburante lo paghiamo 80 centesimi, ma se entra l’Iva arriveremo a pagarlo un euro, e questo significa la fine, perché tolti i costi delle attrezzature, del personale dei contributi e della manutenzione della barca, non resta quasi nulla del guadagno e se si è sfortunati si parla anche di perdite». 
La protesta dei pescatori è cominciata nei giorni scorsi, con le barche ferme nei porti di tutta Italia. Numerosi i cartelli contro il premier Mario Monti. Da «La tua manovra la fa Schettino», diventato ormai un tragico classico, a «Pescatori senza futuro» per finire con «il gasolio aumenta le paghe calano». A sera i manifestanti incassano la solidarietà  del segretario del Pd, che ha sollecitato il governo ad ascoltare il disagio diffuso nel paese. «Mentre si progettano riforme strutturali, bisogna avere un polso attento alle emergenze del Paese», ha detto Bersani. «Non tutte le proteste sono uguali, ci sono manifestazioni inaccettabili come i blocchi che abbiamo visto in Sicilia o in altre parti d’Italia, e ci sono altre manifestazioni, come quelle dei pescatori o di Alcoa, del Sulcis o il disagio molto acuto all’Aquila, vanno ascoltate». Il governo – ha concluso Bersani – deve attrezzarsi, sapendo che abbiamo davanti un anno difficile, per avere un colloquio sempre molto attento, preciso e ravvicinato, sempre pretendendo la legalità ».


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