Bonanni: basta con le ossessioni Sui giovani un’intesa è possibile

«Questo contratto c’è già , è quello dell’apprendistato riconosciuto da tutti i sindacati». Raffaele Bonanni, il segretario generale della Cisl, questa mattina varcherà  il portone di Palazzo Chigi per aprire con Cgil e Uil un negoziato destinato a diventare storico.
Oggi che succede?
«Una cosa importante è il clima più pacato che si respira, l’assenza di ingiurie verbali e contrapposizioni ha influenzato moltissimo le posizioni delle parti sociali. Da tempo sostengo che la più grande riforma economica del Paese è la pacificazione. Stanno venendo al pettine molti nodi, ma tutto è più trasparente, non c’è il polverone continuo di prima. Non è un caso che per la prima volta dopo quattro anni il sindacato abbia stilato un documento unitario con proposte concrete, definite nei minimi dettagli, che noi chiediamo al governo di assumere».
L’abolizione dell’articolo 18 entrerà  sul tavolo con il governo?
«Questa storia non può diventare un’ossessione. E infatti, lo capiscono tutti, se usato ideologicamente per alimentare contrapposizioni non si arriva da nessuna parte, fa solo il gioco di chi vuole una piazza arroventata».
E allora qual è la proposta del sindacato per riformare il mercato del lavoro?
«Il concetto che sta alla base del nostro documento, al di là  delle strumentalizzazioni mediatiche, è di fare proposte che uniscono e non dividono. Per i giovani noi pensiamo che la formula più probabile per il loro ingresso sia quella dell’apprendistato. La si può rafforzare negli incentivi a favore delle imprese e nella formazione effettiva e nell’esito finale che al termine del triennio deve portare, senza se e senza ma, all’assunzione con un contratto a tempo indeterminato».
Questo collima con quanto ha sostenuto ieri Monti: un contratto con il quale si può licenziare nei primi tre anni.
«Esattamente, questo dimostra che lo strumento c’è, funziona e ci si riconoscono tutti. La differenza per me è che da oggi in poi si deve fare ciò che unisce, non quello che divide. Questi strumenti sono fatti apposta per risolvere problemi non per crearli».
L’apprendistato prevede la sospensione dell’articolo 18 per i primi tre anni, per cui l’intesa di massima in sostanza esiste. Abbiamo capito bene?
«Certo è così. Poi noi diciamo, come si legge nel documento unitario e come ribadisce la Commissione europea, che il contratto a tempo indeterminato deve essere lo strumento più diffuso».
È d’accordo anche la Cgil sulla licenziabilità  per l’apprendistato?
«È esattamente così, ha firmato anche la Cgil. Diciamo che lo schema dell’accordo per i giovani si profila, basta perfezionarlo e poi magari chiamarlo anche in un altro modo. Il clima nuovo favorisce questo risultato».
Oggi il veleno della politica non c’è più…
«Questa è la forza del governo Monti, al quale confermo la mia simpatia non solo perché ha portato persone civili ma anche perché è una cesura rispetto al passato. La forma è anche sostanza».
Visto che l’ex leader della Cisl Franco Marini ha firmato con l’ex sindacalista Cgil Paolo Nerozzi una proposta che rilancia lo schema Boeri-Garibaldi, sono possibili altri scenari?
«Non mi andrò a infilare in proposte di singoli o di singoli partiti, perché questo porterebbe a problemi seri con il governo e le altre parti sociali. Con tutto il rispetto per ogni proposta le parti sociali devono trovare loro una sintesi».
Non ci sono soltanto i giovani a cui pensare…
«Per le donne e gli ultracinquantenni, figure in grande difficoltà , esiste da tempo il contratto di reinserimento che va fortificato con incentivi fiscali e contributivi. Poi speriamo di arrivare al part time agevolato per i pensionandi che sono costretti a rimanere sul lavoro più a lungo per effetto della riforma Fornero. Così li si accompagna alla pensione in termini meno traumatici».
E la precarietà ?
«È il frutto malefico di una flessibilità  malpagata e “mal contribuita”. Se c’è da rivedere qualcosa, insieme chiederemo di rivedere tutto ciò che permette la strumentalizzazione delle partite Iva, dei contratti in compartecipazione all’impresa, non è altro che un modo finto per non pagare i contributi».
Nel vostro documento unitario proponete anche una patrimoniale per finanziare il taglio delle tasse sul lavoro fisso. La chiederete già  oggi o no?
«Ci sarà  un confronto permanente e serrato sul problema dell’occupazione e della crescita. Resto convinto che non si possano fare riforme scavalcando i soggetti sociali».
Però voi avete ingoiato cinque anni di allungamento delle pensioni con tre ore di sciopero…
«Infatti siamo in credito col governo e qualcosa in cambio ce lo devono dare. Non vorremmo che tutte le riforme alla fine riguardassero solo le pensioni dei lavoratori dipendenti. Ora vogliamo la patrimoniale per finanziare una riforma fiscale che introduca maggiore equità ».
Confindustria e il dopo Marcegaglia. Tra Bombassei e Squinzi chi preferisce?
«Non posso e non voglio fare nomi, ma a me interessa una Confindustria che garantisca continuità  nelle posizioni finora assunte».


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