Colosseo senza pace, cade un altro pezzo

ROMA – Distacchi, frammenti, briciole. Al Colosseo è accaduto di nuovo: un mattone – colore rosso, misura sette centimetri – è precipitato dall’alto verso la piazza di uno dei monumenti più visitati del mondo, fra le migliaia di persone che lo affollano in una giornata di sole romano. Subito l’area è stata recintata, i punti della caduta cerchiati con il gesso, il “reperto” messo sotto inchiesta, le autorità  accorse sul posto a dire la loro, vigili del fuoco e vigili urbani alle prese con l’emergenza, la stampa, le telecamere. Intanto intorno all’Anfiteatro Flavio, sempre alla vigilia del controverso restauro milionario sponsorizzato Tod’s-Della Valle, la tensione continua a crescere: risale appena alla fine dell’anno il “giallo dei crolli”, in effetti costantemente ridimensionati da tutti i responsabili della tutela del monumento eppure innegabili. Ed è di lunedì scorso la bocciatura del restauro da parte dell’Antitrust mentre è attesa il prossimo 25 gennaio la sentenza del Tar che potrebbe rimettere in discussione l’operazione di maxi-restauro che salverebbe le sorti del monumento.
Questa storia comincia la domenica di Natale, mattina di apertura straordinaria, continua poche ore dopo, il 27 dicembre, giornate in cui si è verificato a più riprese “distacco di materiale lapideo” e in cui una transenna ha sciaguratamente vacillato sotto il peso di un turista che si sporgeva per guardare il panorama verso il Foro romano. Piccoli episodi, minimalia nella vita millenaria di un monumento che sopporta migliaia di ingressi ogni giorno, e però abbastanza da far recintare le aree, chiudere gli accessi, convocare sopralluoghi di vigili del fuoco. Per chiarire l’accaduto, le indagini ministeriali restano aperte ma, sul tema, si è sentito di tutto, dall’ipotesi di atto vandalico a quella dell’azione “malandrina” della zampa di un piccione.
Passano meno di due settimane e sul Colosseo tornano ad accendersi i riflettori dei media: sono le 13 di ieri quando le agenzie battono d’urgenza il nuovo “crollo” con ulteriore intervento dei vigili del fuoco; la verifica delle cause è in corso, ci vorrà  qualche giorno per chiarire da dove di preciso il frammento si sia staccato. Nessuna dichiarazione di parte ministeriale, tecnicamente responsabile del monumento, ma d’altra parte molte voci dal Campidoglio, sindaco Alemanno in testa che compie un sopralluogo sul luogo del crollo e, dopo aver anche ipotizzato il “dolo” ovvero che qualcuno possa aver staccato (senza che la sorveglianza intervenisse) il frammento per portarselo a casa e poi deciso invece di lanciarlo dall’alto, dichiara: «Rivolgo un appello a tutti e in particolare alla magistratura competente perché si sblocchi il restauro del Colosseo: 25 milioni di cui 10 già  consegnati al ministero dei Beni culturali sono disponibili. Ma tutto è fermo perché un’associazione e un sindacato hanno iniziato a bombardare di esposti questo restauro con una conseguente situazione di pericolo e di rischio inaccettabile». 
Mentre sui turisti dalla cima del Colosseo continuano a piovere (sia pur minuscole) pietre, al capezzale di questo “malato” si continua a lavorare di carte bollate. È del 9 gennaio il parere negativo dell’Antitrust che, sollecitato dal Codacons, ha giudicato la gara per il restauro inadeguata mentre è attesa per i prossimi giorni (25 gennaio) la sentenza del Tar che potrebbe bloccare definitivamente i lavori, i cui primi ponteggi dovrebbero essere issati già  in marzo. Ma se la Uil sollecita l’utilizzo dei fondi ministeriali per il Colosseo («82 milioni di euro sono disponibili nelle casse della soprintendenza») anche Diego Della Valle-Mr Tod’s nei giorni scorsi ha dichiarato di voler forse mollare e recedere dal contratto che fa del suo marchio lo sponsor unico dei lavori. Un insieme che contribuisce a un colossale pasticcio in cui si mescolano emergenze e burocrazia, necessità  di tutela e fanatismi del turismo di massa. Intanto l’Anfiteatro Flavio, vera macchina da soldi per l’archeologia romana a cui assicura oltre 30 milioni di incasso annui con i suoi cinque milioni di visitatori, soffre: la soprintendenza ultimerà  entro Pasqua un sistema di conteggio degli ingressi che ne prevede non più di seimila alla volta. Per la sicurezza di tutti, delle pietre antiche del più grande anfiteatro romano conservato al mondo, “briciole” incluse.


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